A distanza di 7 anni l’Area Marina Protetta Capo Carbonara a Villasimius presenta 17 lavori scientifici indicizzati. “Tutte queste pubblicazioni – spiega Fabrizio Atzori, presidente dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara – ci aiutano a capire come sta funzionando l’ecosistema marino partendo da un livello locale (Villasimius) come il coralligeno oppure la pinna nobilis e il riccio per arrivare ad un sistema di off shore (canale di Sardegna- basso Tirreno).
Ci si è focalizzati su un’ampia gamma e scala di specie/habitat perché protetti da direttive europee proprio perché sono specie di interesse conservazionistico. Sono quei tasselli che con la somma di altri elementi danno informazioni sull’efficienza gestionale a livello locale (stock ittici, riccio, coralligeno) sia sulla possibilità di avere informazioni su aree limitrofe alle AMP grazie all’effetto spillover delle Zone A, perché proprio le AMP sono il bacino dal quale si alimentano le aree vicine e quindi il livello di bacino, ecco il perché l’area è popolata da capodogli, zifi, balenottere, cetacei che abitano le zone di alto mare (off shore).
Ognuna di questa specie ci dà informazioni dirette o indirette sull’ambiente in cui esse vivono. Infatti, abbiamo scelto quelle maggiormente indicative, ovvero specie target, che in modo semplice è possibile avere tante informazioni (origine, distribuzione, crescita, diete alimentari) e tutti i fattori di pressione che potrebbero intaccare la loro sopravvivenza e di conseguenza alterare l’equilibrio dell’ecosistema marino costiero). Sono state inoltre scelti quegli habitat abbastanza vulnerabili per via della pressione antropica (abbandono di attrezzi da pesca, ancoraggio, immersioni o potenzialmente la pesca a strascico).
Gli studi più importanti da un punto di vista globale, meglio inteso come importanti per l’aumento delle conoscenze nel mar Mediterraneo il n. 1-7-15 inquanto ci danno le informazioni basilari per capire come e quanto la plastica (marine litter ovvero plastica galleggiante) è presente nel mar Mediterraneo e quali sono le aree più esposte al rischio in virtù di una presenza di cetacei o tartarughe e in quali stagioni si accumula maggiormente.
Dal punto di vista territoriale, il lavoro n.8 è sicuramente quello molto importante a livello territoriale ovvero a livello Sardo perché ci ha permesso di capire quale è il maggior elementi presente nello stomaco delle tartarughe marine spiaggiate morte o vive perché recuperate da pescatori o diportisti con dei problemi di salute. Il risultato è anche in questo caso la plastica.
Il lavoro n.17 ci da informazioni della situazione della stock ittico in tutto il territorio regionale). A livello strettamente territoriale, ovvero nella sola AMP Capo Carbonara i lavori molto importanti sono il n.2 (ci da informazioni sulle macro alghe invasive), il n.3 (ci da informazioni sui problemi della mucillagine sul coralligeno), il n.10 (ci da informazioni sulla moria delle gorgonie), il n. 13 (ci da informazioni sulla moria di Pinna nobilis dovuta ad un batterio), il n.11 (ci da informazioni sulla riuscita della piantumazione di piante di Posidonia oceanica come tecnica per ricucire le prateria degradare dall’ancoraggio delle unità da diporto.
Importante è anche il lavoro n. 5 in cui sono state comparati i dati di monitoraggio avvenuti prima dell’istituzione dell’AMP e dopo 20 anni.
CARLOTTA MINOZZI
(ilsarrabus.news)







Lascia un commento