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Muravera

Published on Novembre 11th, 2019 | by Redazione

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MURAVERA. Il Centro di salute mentale è in crisi, «Pazienti abbandonati a sé stessi»

È stato accorpato ad Isili, esattamente come disposto di recente per la chirurgia del San Marcellino. Il risultato, disastroso a voler essere gentili, lo vivono sulla loro pelle i pazienti (e le loro famiglie). Il Centro di salute mentale Mentale di Muravera, che serve tutto il Sarrabus ed il Gerrei è in affanno, in grande affanno. Cinque persone (a tanto ammonta il personale) non riescono a soddisfare le esigenze di un territorio piuttosto vasto come quello del Sarrabus-Gerrei dove ogni giorno tante persone si confrontano con disagi psichici e sociali.

 

Uno psichiatra (non sempre lo stesso, visto che i professionisti in servizio a Muravera cambiano di continuo), due assistenti sociali e due infermieri non riescono a dare risposte concrete ai drammi delle persone e delle loro famiglie, costretti in tanti, troppi casi, a cavarsela con le loro forze. Con epiloghi spesso drammatici. Eppure quel centro poteva essere il fiore all’occhiello della sanità targata Sarrabus-Gerrei. A far da memoria storica è l’ex sindaco di Muravera, Salvatore Piu, medico, che richiama vicende di nove anni fa: «Era tutto pronto per attivare un centro diurno capace di accogliere i pazienti con disagi psichici – racconta – Il Comune, proprietario dell’immobile, aveva avuto un cospicuo finanziamento dalla Regione, all’epoca guidata da Renato Soru, per realizzarlo, come del resto fu fatto. Aveva una grande sala per accogliere i pazienti, impegnarli in attività terapeutiche. Era dotato anche di cucina con un grande frigo e di una terrazza coperta. Lì i malati alle prese con problemi psichici avrebbero potuto trovare un ambiente familiare che li avrebbe aiutati alleggerendo al contempo la pressione sulle famiglie. Un pulmino li avrebbe trasportati direttamente al centro da casa loro».

Che ne è stato di tutto ciò? La risposta è sconfortante: «Niente, è andato tutto in fumo. Quei locali sono stati trasformati in uffici, il pulmino è rimasto chissà dove  a marcire inutilizzato e ai pazienti non è rimasto che restare a casa o chissà dove». Un’epilogo all’italiana dunque: uffici al posto di un centro diurno che qualche risposta avrebbe potuto darla e un servizio, quello attualmente in essere che non funziona. I medici e il personale preposto fanno quello che possono ma, evidentemente, i miracoli non possono farli.

La criticità, carenze di personale a parte, sta nei giorni di apertura del centro, decisamente troppo pochi, senza contare che in quelli in cui si verificano di solito le emergenze, le porte sono sbarrate e il «si salvi chi può» diventa un imperativo categorico.

I pazienti psichiatrici e le persone con disagi sociali avrebbero bisogno di riferimenti costanti che il centro di Muravera non riesce ad offrire. E così, specialmente nei giorni festivi e nei periodi delle grandi festività (Natale, Pasqua e Ferragosto) le chiamate al 118 sono frequenti. A volte è solo la necessità di sentire una voce, una goccia nel mare della solitudine e nel disagio, ma spesso e volentieri si tratta di drammatiche richieste d’aiuto che non sempre si risolvono con quello che in gergo medico si chiama Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Un panino e una conversazione con esseri umani disposti ad ascoltare possono fare tanto, come successo di recente a Villaputzu quando un uomo, con evidenti disagi, si è sdraiato davanti al municipio. L’umanità di tanti, parroci  del territorio in testa, non cancella però il fatto che la scarsità di personale nel centro di salute mentale di Muravera rende difficile la continuità delle terapie farmacologiche a cui i pazienti e le loro famiglie si affidano per trovare sollievo.

Gli amministratori del territorio conoscono bene la situazione e non mancano di far pressione sull’azienda sanitaria: «Qualche giorno fa – racconta il sindaco di Muravera, Marco Falchi – abbiamo avuto un incontro con il responsabile del centro che, dal canto suo, è ben cosciente della situazione critica che si è venuta a creare. È l’inizio di un dialogo con l’azienda sanitaria che speriamo porti a risultati concreti. Cosa chiediamo? Molto semplice: il potenziamento del servizio a dodici ore giornaliere e un aumento personale in servizio. Manca poi un centro diurno che potrebbe essere un toccasana per pazienti e famiglie».

Sulla stessa lunghezza d’onda il primo cittadino di Villaputzu, Sandro Porcu, che non ha peli sulla lingua: «La qualità del servizio è pessima – spiega – forse chi di dovere non ha ben chiara la situazione che viviamo in questo territorio. Registriamo una totale mancanza di dialogo con i servizi sociali dei comuni che di certo non possono farsi carico dei pazienti con patologie psichiatriche. Il personale del centro è scarso: il numero incide drammaticamente sulla qualità, senza contare che il servizio, già carente negli altri giorni, è totalmente assente nei periodi festivi, quelli, lo sanno tutti, più a rischio. Lo scarso personale del centro è in ferie, di medici manco a parlarne e i pazienti? Sono abbandonati a sé stessi così come le loro famiglie. Confidiamo nell’incontro in programma con la dirigenza del servizio psichiatria dell’azienda sanitaria ma del problema, che interessa i nostri comuni, renderemo partecipe anche l’Anci». Arriveranno delle risposte risolutive? La fiducia non deve mai mancare ma, visti i precedenti, c’è poco da stare allegri.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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