Villasimius

Published on ottobre 24th, 2017 | by Redazione

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VILLASIMIUS, Sito archeologico de Is Cuccureddus, scavi archeologici ripresi dopo trent’anni

Un evento memorabile per Villasimius, noto per lo splendido mare e l’ambiente incontaminato, meno noto per la sua storia ed i suoi siti archeologici. Fra questi, di notevole rilevanza il sistema collinare di Is Cuccureddus, toponimo di matrice mediterranea che identifica tre colli prospicienti il Golfo di Carbonara. Sul colle più interno, lambito dal Rio Foxi, a trent’anni di distanza dagli ultimi interventi curati dall’archeologa Luisa Anna Marras sono ripresi gli scavi grazie ad un accordo tra il l’Università di Sassari e l’Amministrazione comunale di Villasimius, con il contributo fondamentale del Museo Archeologico curato da Elisabetta Gaudina e con l’ausilio della Cooperativa Cuccureddus, oltre al prezioso supporto di Gianfranca Salis della Soprintendenza.

 

Michele Guirguis, docente e ricercatore di archeologia fenicio – punica all’Università di Sassari, ha ricevuto dal MiBac la concessione di scavo. “Un faticoso lavoro burocratico durato tre anni” – ricorda Elisabetta Gaudina, direttrice del Museo Archeologico. Agli scavi partecipano cinque studenti del Corso di Laurea in Archeologia e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Oristano ed una studentessa dell’Università di Cagliari.

L’insediamento oggetto degli scavi dominava la baia del rio Foxi, nell’antichità porto fondamentale nell’ambito delle rotte centro-mediterranee che percorrevano il Tirreno in direzione e verso le coste della Sardegna, della Sicilia e verso la città di Cartagine. Materiali ceramici ascrivibili all’ambito etrusco consentono di confermare i rapporti tra Cuccureddus e i traffici commerciali tipici dell’epoca. Tutta la documentazione raccolta si colloca nella seconda metà del VI secolo avanti Cristo, attorno al 540-530 a.C. L’approdo del rio Foxi,, appetibile come insediamento strategico nella Sardegna sud orientale, venne frequentato da commercianti ed abitanti del luogo. Qui venne eretto anche un santuario, probabilmente dedicato ad Astarte, che con alterne vicende continuò ad essere frequentato sino all’età romana imperiale, come testimonia il rinvenimento di monete del periodo.

Si tratta di un evento per la nostra comunità – dice il sindaco Gianluca Dessì – La ripresa degli scavi è stata fortemente voluta da questa Amministrazione, che crede nell’importanza della valorizzazione della cultura. Abbiamo già stanziato in bilancio i fondi per proseguire l’anno prossimo, nella convinzione che il binomio turismo – archeologia sia vincente”.

Michele Guirguis, soddisfatto per gli ottimi risultati dopo appena dodici giorni di scavo, dice: “Le indagini hanno restituito alcuni lembi intatti dei vani rettangolari che furono inizialmente scavati negli anni ottanta e la stratigrafia complessiva dell’area sta consentendo di recuperare molti dati relativi alla fase di frequentazione fenicia, con la presenza di anfore da trasporto e altre ceramiche vascolari, ma soprattutto con l’individuazione di una serie di strati di crollo che sigillano questi ambienti affacciati sul mare. La ripulitura complessiva di tutto il pianoro sommitale ha permesso di rivedere e aggiornare la planimetria dell’area, accertando l’esistenza di un imponente muro di circa 3 metri di spessore che circonda tutta la cima del più basso colle di Cuccureddus”.

A breve, il termine della prima campagna di scavi, che dovrebbe riprendere ad ottobre del prossimo anno.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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