Storia

Published on Novembre 24th, 2017 | by Redazione

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VILLASIMIUS, I misteri della nave romana naufragata nel I secolo d.C. a Capo Carbonara

Il commercio di laterizi in età romana ha lasciato tracce affascinanti nei nostri mari, come nel caso del relitto del I sec. d.C. di Villasimius. La nave, naufragata nei pressi del Capo Carbonara, per la precisione nel Canale dell’Isola dei Cavoli, trasportava un carico di provenienza urbana, composto da laterizi, in particolare tegulae sesquipedales e bipedales, tubuli ed embrici a margini rialzati,  con l’interessante presenza dei bolli dei produttori su alcuni elementi.

 

Il relitto in questione illustra in maniera importante l’esistenza di forniture specializzate per la costruzione di impianti termali, a testimonianza dell’impiego innovativo dei laterizi cotti per creare pareti cave areate sia ai fino di eliminare l’umidità da pareti e pavimenti, sia per realizzare sistemi di riscaldamento delle abitazioni signorili e, soprattutto, degli edifici termali. Infatti, per queste applicazioni particolari, le fornaci mettono a disposizione dei costruttori manufatti speciali quali  tegulae di vario tipo e i cosiddetti tubuli fittili cavi.

Particolarmente interessanti questi ultimi, in esposizione presso il Civico Museo Archeologico di Villasimius, mattoni forati di forma parallelepipeda che, montati l’uno sull’altro, a volte anche l’uno nell’altro, consentono di realizzare pareti cave con condotti verticalizzati per il movimento ascensionale dell’aria calda. I tubuli presenti nel carico del relitto sono dotati di fessure triangolari sul lato corto per consentire, anche trasversalmente, la diffusione dell’aria calda da un cavedio all’altro, assicurando un’uniforme temperatura delle pareti. Sul lato maggiore è invece incisa una sorta di grande X.

Bisogna dire che la presenza dei bolli sopra citati, rappresenta un utile elemento per la conoscenza dei partecipanti al percorso commerciale degli elementi rinvenuti in mare, nel rapporto fra produttore e consumatore che viene a delinearsi. Il carico della nave, che nell’affondamento non giunge a destinazione, congela un momento storico ben preciso e, nella comune contestualizzazione degli oggetti, fornisce indicazioni precise non solo sulla storia di quel carico, ma sulla tipologia di quel commercio in generale.

Sulla base dei dati raccolti è risultato difficile fare ipotesi sulla modalità del naufragio, mentre è stato possibile stabilire il periodo in cui l’imbarcazione interruppe bruscamente il suo viaggio mentre costeggiava la Sardegna, cioè gli ultimi decenni del I secolo d.C. Gli elementi cronologici sono stati ricavati dai bolli che appaiono impressi si alcuni oggetti: uno, semicircolare, riporta il nome di M.Procilii Meleagri e compare su una tegula bipedalis; l’altro, rettangolare, riporta su una tegula sesquipedalis il nome Chryserotis. I materiali provenienti dal carico del relitto sono esposti nella Sala del Mare del Museo Archeologico.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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