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Published on Dicembre 19th, 2020 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Alla scoperta della tomba dei giganti di Bruncu Pedrarba a Baccu Locci

In tutta la Sardegna i membri delle comunità risalenti all’età nuragica rendevano omaggio ai defunti appartenenti al proprio clan. Quando ci si trova di fronte a una delle numerose Tombe dei Giganti sparse in tutto il territorio isolano non bisogna pensare che si sta ammirando la tomba di un vero e proprio gigante, un essere dalla statura colossale; tali sepolture fungevano da ossari, dunque tombe collettive, nelle quali era possibile depositare le spoglie dei defunti.

Percorrendo la strada che collega il centro abitato di Villaputzu con la località mineraria di Baccu Locci è possibile incontrare uno dei più antichi monumenti archeologici del Sarrabus, la Tomba dei Giganti Bruncu Pedrarba, databile all’età del Bronzo Medio (1700 – 1500 a.C.). Il bene archeologico, la cui presenza è segnalata da un’apposita indicazione turistica, è letteralmente immerso fra la macchia mediterranea, in una zona dal fascino suggestivo, dalla quale è anche possibile ammirare la presenza, in lontananza, del monte in cui è arroccato ciò che rimane del medievale Castello di Quirra. Questo bene culturale è la testimonianza dell’esistenza di insediamenti umani risalenti all’età nuragica nella zona di Baccu Locci, infatti è stata constata la presenza di un villaggio preistorico nella zona di Cuile Vargiolu, non lontano dalla Tomba dei Giganti.

Il monumento architettonico funerario venne realizzato su una roccia ed è composto da due paramenti murari paralleli in conci di pietra regolari con chiusura superiore aggettante, attualmente non esistente, ed esedra sul frontale, incompleta e crollata sul lato destro, un dato architettonico che rimanda alla pratica del culto del Dio Toro. Osservando l’ingresso del monumento, composto da due conci di pietra dalla forma rettangolare infissi nel terreno, è possibile notare che risulta essere più stretto rispetto al corridoio che costituisce la tomba, elemento che risulta essere comune anche ad altre Tombe dei Giganti della Sardegna. La funzione di questo ingresso ristretto è da ricercare probabilmente in una tradizione antica, l’incubazione, un rito magico – religioso di cui parlò Aristotele in primis, commentando l’abitudine dei Sardi di “dormire presso gli eroi”. Il rito dell’incubazione consisteva nel dormire per alcuni giorni in un’area sacra, in questo caso accanto a una sepoltura, un modo che permetteva ai vivi di “comunicare” con i defunti. Come nel caso di altri beni archeologici anche questo monumento ha subito l’intervento clandestino dell’uomo, durante il quale vennero smantellate le strutture murarie interne e la copertura del corridoio, oltre a porre in vista il pavimento della sepoltura composto da un fondo roccioso. Angelica Porcu (ilsarrabus.news)

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