Storia

Published on Gennaio 10th, 2018 | by Redazione

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STORIA, Viaggio nelle norme igieniche sugli alimenti nel 1930

Secondo le avvertenze del 17 Giugno 1930 il Podestà di Villaputzu Beniamino Frongia, poneva delle risolute regolamentazioni riguardanti l’igiene da seguire nel centro abitato e negli esercizi commerciali aperti al pubblico per la vendita di generi alimentari, affinché rimanessero immuni dagli insetti in specifico dalle mosche, con lo scopo di salvaguardare l’igiene pubblica generale. Secondo la Legge 23 Marzo 1929 n.858 vi era l’obbligo che tutti i proprietari di bestiame che detenevano capi ovini, caprini e suini in branchi nel centro abitato provvedessero all’immediato loro allontanamento.

 

Gli abitanti dovevano provvedere all’asportazione di immondizie esistenti nei cortili, con l’obbligo di tenerli costantemente puliti e sgombri da ogni genere di materiale che poteva causare impurità per l’ambiente e le persone con cadenza giornaliera, il tutto da effettuarsi nelle prime ore del mattino. Inoltre vi era l’obbligo per ogni singolo proprietario di provvedere alla nettezza della strada nell’area attigua alla propria abitazione, e chiunque fosse proprietario di scuderie e stalle era obbligato a tenerle sempre pulite con il divieto di ammassare il letame che doveva essere allontanato pure questo giornalmente.

A tutta la popolazione era fatto divieto di gettare e abbandonare anche temporaneamente le immondizie nelle pubbliche vie e in qualsiasi angolo delle strade in quanto esistevano delle aree ben definite dove poter riporre le sporcizie che venivano segnalate con apposito cartello, esistenti nelle località denominate “S’Arei” tra l’argine e la strada Nazionale, in un’area che doveva risultare distante dal centro abitato almeno 500 metri.

Per quanto riguarda gli esercizi pubblici, i locali utilizzati per la vendita compresi i retrobottega dovevano essere costantemente tenuti in ordine e puliti, i rifiuti prodotti dalla vendita dovevano essere raccolti in recipienti coperti. Per quanto riguarda gli spacci di vendita al pubblico di generi alimentari all’ingrosso e al minuto dovevano osservare norme specifiche: i proprietari di carne, pane, paste, dolciumi, frutta, conserve ed in genere qualsiasi sostanza alimentare che si consumasse senza previa cottura, oppure botteghe dove si pulivano o lavoravano le pelli animali, dovevano adottare uno o più mezzi che servissero ad allontanare le mosche dall’alimento tramite l’utilizzo di retine metalliche, campane di vetro, veli, carte moschicide, ventilatori o altri congegni adatti allo scopo, pertanto era vietato nel modo più assoluto l’esposizione all’aperto fuori dallo spaccio di tutti gli alimenti su indicati.

I termini per adeguarsi a queste normative variavano da 10 a 25 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza, contro gli inadempienti si applicavano le disposizioni dell’Art. 16 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza approvato con Regio Decreto 6/II/1926 n.1848, gli agenti della forza pubblica erano incaricati, quindi autorizzati, all’esecuzione di queste norme contenute nell’ordinanza stessa.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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