Cultura

Published on Dicembre 29th, 2018 | by Redazione

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STORIA. Il sogno infranto di costruire una ferrovia da Cagliari a Tortolì passando per il Sarrabus

Nel 1930 il Podestà di Villaputzu Beniamino Frongia, con il Conte Angelo Manzoni di Bologna, ricco proprietario terriero di una grande tenuta agricola a Quirra, decisero di dare avvio al progetto per la creazione di una strada ferrata che collegasse Cagliari ad Arbatax passando per i paesi litoranei della costa Sud Orientale della Sardegna. Un disagio questo portato già dalla Legge n. 5002 del 1879 che escludeva la Sardegna dal programma di costruzione delle ferrovie nazionali.

 

La richiesta di aiuti finanziari al Governo era fondamentale per la riuscita dell’opera. Vi era la consapevolezza che la ferrovia per essere realizzata avrebbe impiegato molto tempo, quindi si cercò di provvedere a sopperire temporaneamente alla mancanza dei mezzi di trasporto. L’Ente Nazionale dei Trasporti pregò il Conte Manzoni di studiare un modo efficace per provvedere al trasporto delle merci a mezzo di camion, anche con rimorchio, in quelle zone dell’Isola non fornite da ferrovia. Il primo pensiero andò proprio alla strada Nazionale Cagliari – Muravera – Tortolì, perché la più disagiata. Si prevedeva che il servizio fosse trisettimanale nell’andata e nel ritorno, con domenica giorno di riposo. Però i servizi di questa natura non avevano sussidio alcuno dal Governo, occorreva che i Comuni interessati, almeno per un primo tempo, si impegnassero a versare un contributo annuo.

Il Podestà del Comune di Villaputzu Frongia, con il Segretario Comunale Maurizio Paderi, inviarono una lettera nell’Aprile 1930 a tutti i Comuni della costa Orientale da Cagliari fino a Tortolì. Così Villaputzu lancia l’iniziativa dell’impianto di una linea ferrata che allacciasse la Regione dell’Ogliastra al Sarrabus e queste al Campidano di Cagliari. Si chiedeva di partire da Cagliari toccando Quartu S. Elena, Villasimius, Castiadas, Villa Giuriati, Muravera, San Vito, Villaputzu, Borgata Quirra, Borgata S. Giorgio, Tertenia, Jerzu, Borgata Palau, Bari Sardo finendo ad Arbatax, Tortolì.

L’importanza della proposta corrispondeva perfettamente alle aspirazioni di queste popolazioni, e non aveva bisogno di essere dimostrata, perché bastava dare uno sguardo alla carta geografica per rilevare subito che non vi era altro lembo della Sardegna più isolato di quello della costa Sud Orientale. Ma in quel periodo doveva iniziare anche la grandiosa opera di bonifica integrale che sarebbe rimasta incompleta se non si sarebbe dotata la zona di una ferrovia. Il 24 Giugno 1930, il Conte Manzoni scrive da Roma una lettera al Segretario Comunale Paderi, comunicando di aver trovato una seria società disposta a studiare e costruire la Ferrovia Orientale Sarda, limitandosi però per quel momento, solo ad un progetto di massima. Il progetto sui camion ebbe completa approvazione non solo dell’Istituto Nazionale dei Trasporti ma anche dal Ministro competente.

La S.A.T.A.S. era ben disposta a tale progetto, che stava studiando un servizio merci da applicarsi su tutte le linee della Sardegna. Venne trovato un gruppo finanziario, ma per fare questo l’Istituto finanziatore doveva venire subito a conoscenza del movimento economico di ciascun Comune, che dovevano favorire un prospetto statistico riassuntivo delle attività produttive locali. Il Sindaco infine ricordò a tutti i Comuni : “…non lascio di ricordare che solamente la nostra diligenza e dalla nostra decisione dipenderà il buon esito della pratica di cui trattasi”. Tra i documenti studiati appare un importantissimo prospetto del Comune di Villasimius che inviò dati statistici dettagliati sul reale bisogno di vie e mezzi di comunicazione. Villasimius era un centro abitato di circa duemila abitanti, con zone fiorenti ricche di cereali, bestiame, mandorle, graniti grezzi e lavorati, formaggi, carbone vegetale.

Il paese risultava privo di mezzi di trasporto, esisteva un piroscafo di linea Cagliari – Napoli che toccava quella rada, malagevole per il trasporto a causa dei soventi capricci del tempo ma utilizzato per l’esportazione di graniti lavorati. Amaramente si ricordava che vi furono giorni tristi per quelle popolazioni a causa del maltempo, che impedì l’approdo delle barche che rifornivano alimenti. La popolazione, stanca dell’attesa dei viveri, rese partecipe il Prefetto, che ordinò alla Colonia Penale di Castiadas di provvedervi per il rifornimento del pane. Dopo il 1930 si ebbe una mancanza di finanziamenti statali e una nascente concorrenza automobilistica che scoraggiarono l’impresa di nuovi lavori ferroviari. Questo geniale progetto non fu mai portato a termine.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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