Storia

Published on Novembre 18th, 2017 | by Redazione

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STORIA. 1815, le ultime invasioni barbaresche spaventano il Sarrabus e la costa orientale

La Sardegna è apparsa da sempre preziosa agli Arabi per sua posizione particolarmente strategica centrale del Mediterraneo. E’ dimostrato dal succedersi sistematico delle spedizioni con un accanimento che non ha riscontro altrove. Secondo lo scrittore libico moderno Mohamed M. Bazama, il primo assalto all’Isola di Sardegna da parte degli Arabi risale al 703/704, forse alla base navale di Sulci (Sant’Antioco), e durarono fino al 1816 circa. Le prime spedizioni erano a scopo di conquista, ma la Sardegna in quei secoli era troppo povera per offrire ricchi bottini, e non ricompensavano le perdite che si subivano da parte degli assalitori locali.

 

Ma la Sardegna non fu l’unica meta di conquista, anche la vicina isola della Corsica subì per secoli i danni derivanti delle incursioni nemiche. La Corsica venne difesa dai Franchi e la Sardegna dai Sardi, più volte si cercò di instaurare una coalizione antiaraba tra le due isole, ma nonostante questo i sardi continuarono per molto tempo a difendersi da soli. Le scorrerie diventarono più pesanti nel secolo XV, quando la Sardegna cadde sotto il dominio della Corona di Spagna e la difesa risulterà del tutto insufficiente, gli abitanti subivano negativamente gli attacchi nemici, ma non si arresero mai davanti a questi. Come esempio, si racconta che nel 1428 un’imponente armata turca seminò terrore in tutta la Sardegna. Nell’avvicinarsi al capoluogo isolano, il Governo di Cagliari ordinò ai Baroni del capo meridionale dell’Isola di far arrivare quanta più gente si poteva, sia a piedi che a cavallo, per difendere il Golfo di Cagliari.

A fronte di ciò l’armata turca si allontanò impaurita dai nemici sardi. A partire dal XVI secolo queste incursioni diventano vere e propri attacchi Barbareschi, termine con cui possiamo indicare i corsari musulmani sostenuti dai Turchi, che si insediarono lungo le coste dell’Africa Settentrionale impadronendosi da Algeri, Tunisi e Tripoli, e proprio da qui che partivano le spedizioni per il Mediterraneo. Ma i Barbareschi erano anche Turchi provenienti da isole del Mediterraneo Orientale, Moriscos provenienti dalla Spagna, schiavi cristiani catturati e islamizzati. L’attività principale di queste armate erano l’assalto e la cattura di navi cristiane e spedizioni lungo le coste di stati cristiani per catturare schiavi da vendere ai mercati delle città barbaresche o per ottenere cospicui guadagni con i riscatti, catturavano specialmente donne per gli harem, ragazzi e bambini per i mercati degli schiavi. Piombavano improvvisamente sulle coste, forti di decine di navi, seminando strage e rovina tra le popolazioni, spesso prive di mezzi di difesa militari.

La maggior parte delle incursioni era diretta al litorale occidentale dell’Isola perché risultava regione più popolata con terreno pianeggiante. Villaggi come Cabras, Sant’Antioco, Quartu furono più volte meta di saccheggi. Erano meno frequenti gli attacchi nel litorale orientale, che risultava spopolato e povero in bottino, meno frequenti ma non assenti. Infatti erano presenti nel Sarrabus e nell’Ogliastra (Villaputzu, Muravera, S.Vito e Tertenia), a Siniscola (Santa Lucia, La Caletta), a Orosei, Posada e Torpè. Nel 1500, sempre sotto il dominio Spagnolo, Re Carlo V, trasformò la politica da offensiva a difensiva. Nel 1535, a Cagliari, per scacciare i nemici, si radunarono due flotte, una proveniente da Barcellona e una dall’Italia, la flotta genovese dell’Ammiraglio Andrea Doria a cui si aggiunsero rinforzi inviati dal Papa.

Si racconta che furono presentiquattrocento navi fra grandi e piccole, con 90 galere reali, con circa 30.000 uomini di equipaggio tra spagnoli, tedeschi e italiani”. Alla fine del 1500, sotto Filippo II, fu completato il sistema difensivo delle torri costiere già presistente, poste in vista una dall’altra, allo scopo di avvistare i pirati. In quel periodo ne risultavano erette circa 82. Un piccolo esercito di soldati si insediavano stabilmente nelle torri, una volta avvistate le navi in arrivo, si dava l’allarme ai villaggi vicini, permettendo alla popolazione di mettersi in salvo. In cima alle torri venivano collocati dei grandi padelloni di ferro battuto, usati come contenitori per bruciare l’erica bagnata ed il bitume, formandosi così un fumo denso e scuro, ben visibile da lontano.

In questo modo molte incursioni barbaresche fallirono. Queste rimasero attive fino al 1815. Nel corso del 1600 fu instaurato un ulteriore sistema di difesa collocando squadre di galee stanziate a Cagliari. Si trattava di navi pesanti armate di cannoni con il compito di sorvegliare le coste sarde. Ma anche questo sistema si rivelò insufficiente di fronte alle continue incursioni che continuarono per tutto il ‘600 e ‘700, fino al 1815 quando il Congresso di Vienna impose agli stati barbareschi la fine della tratta degli schiavi. Si racconta che nell’estate del 1815 una flotta armata si mosse da Tunisi. Verso la fine di Agosto arrivò in prossimità delle coste del Sarrabus, riducendo in schiavitù alcuni contadini.

A testimonianza di questo fatto, il Consiglio Comunitativo del Comune di Villaputzu, il 10 Settembre 1815 supplica Sua Altezza Reale, Vittorio Emanuele I di Savoia, Re di Sardegna, di fornire le torri costiere di Porto Corallo e Murtas di armamenti militari per preservare il territorio dalle incursioni barbaresche. “…propone il Sindaco che per poter difendersi ed impedirsi l’invasione de’ Barbareschi di cui grandemente si teme, sarebbe convenevole che si formasse alcun riparo, come sarebbe edificar un fortino nella collina del luogo detto Santa Maria de Eringiana, od ove si giudicasse più a proposito, con ciò però che Sua Altezza Reale  provvedesse almeno di due cannoni di venti o ventiquattro con bastante provvista di polvere, palle, mitraglia e due cannonieri per ammaestrare alcuni di questi villini ma anche in qualunque altra occorrenza nell’avvenire mentre di giorno in giorno cresce la loro molestia e con molta frequenza ci vediamo dai medesimi attorniati in questi litorali, e può temersi del loro ingresso in questa popolazione qual oggetto dovrasi prima ricorrere a Sua Altezza Reale supplicarla di somministrare a questo Comune gli anzi indicati due cannoni, palle, polvere, mitraglia e cannonieri come pure di provvedere la Torre di Porto Corallo due cannoni, uno di sei e l’altro di quattro che ne tiene uno solo, due schioppi, palle di schioppo, di spingarda e mitraglia, e la Torre di Murtas provvederla di quattro schioppi, d’una spingarda, e palle di schioppo e di spingarda, d’un cavallo di spingarda, di pietre focaie, di carta reale, di quali effetti abbisognano e sono da molto tempo prive…”.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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