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Cultura

Published on Febbraio 24th, 2018 | by Redazione

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STORIA. 1795, il vicerè di Sardegna regolamenta l’attività pastorale del Comune di Villaputzu

Un antico documento datato 1795 ci fa capire quanto duri e difficili furono quei tempi per l’intera popolazione locale in cui l’attività economica era legata per lo più all’attività agro pastorale.

L’interessante testo originario porta la firma di Sua Eccellenza il Signor Marchese Don Filippo Vivalda Conte di Castellino e d’Igliano, Barone di Mombarchero, Tesoriere del supremo ordine della SS. Annunziata, Gentiluomo di Camera di Sua Maestà Vittorio Amedeo III e per essa Viceré di Sardegna, che mantenne questa prestigiosa carica dal 1794 al 1799. Ricordiamo che Vittorio Amedeo III di Savoia ricoprì la carica di Re di Sardegna e Duca di Savoia, Piemonte ed Aosta dal 1773 al 1796, figlio di Carlo Emanuele III e di Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg, e sposò Maria Antonietta di Spagna nel 1750. Il documento manoscritto è rivolto a Sua Eccellenza, quindi al Vicerè di Sardegna, in cui si racconta che già dall’estate del 1794 si chiese il permesso al Vicerè di costruire una barriera in località Su Flumini fino al luogo chiamato Is Argiolas che avrebbe apportato dei vantaggi al Comune stesso perché veniva utilizzata per delimitazione occorrente al bestiame che pascolava in quei prati evitando di farli introdurre erroneamente nei seminativi adiacenti cagionando così malcontenti.

Il testo dice: Il Sindaco del luogo di Villaputzo rassegna all’E.V., che nell’estate passata essendosi chiesto dall’interessare dell’E.V. il permesso di tirare una barriera dal luogo detto Su Flumini sino a Is Argiolas, di sommo vantaggio al Comune perché serviva d’argine al bestiame del prato per non introdursi nella vidazzone e cagionarvi le solite lagrimevoli desolazioni.

Ma nel frattempo alcuni allevatori chiusero indebitamente tale prato restringendo così lo spazio occorrente al pascolo controllato; alcuni risultavano renitenti e senza interesse nel concorrere ai disagi e alle spese occorrenti per la giusta delimitazione del prato: “Intanto però si differisce con grave pregiudizio la costanza per la renitenza d’alcuni, che non vogliono concorrere cogli altri al travaglio ed alle spese. Si tratta d’un’opera pubblica, ordinata eseguirsi dalla comunità cogli auspici del Principe, e perciò nissun individuo può per pretesto di sort’alcuna disobligarsene.” Questa delimitazione fu considerata un’opera pubblica la cui esecuzione fu ordinata alla Comunità dal Principe, e che nessuno quindi poteva sottrarsi con nessun pretesto.

Il Consiglio Comunitativo di Villaputzu chiede, in questo documento, che il Vicerè obbligasse i Ministri di Giustizia del luogo a far si che tutti gli individui partecipassero alla formazione di questa barriera occorrente al bestiame domito per il pascolo, imponendo la carcerazione ai renitenti o al pagamento di un operaio nel caso in cui loro stessi si trovassero impossibilitati alla chiusura. In risposta a questa così detta supplica, il Vicerè da Cagliari, il 18 Maggio 1795, autorizza i Ministri di Giustizia ad intervenire efficacemente nella riuscita di questa chiusura: “I Ministri di Giustizia del luogo provvedano efficacemente sull’esposto conforme a ragione e garanzia. Don Filippo Vivalda.”

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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