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Published on Maggio 18th, 2020 | by Redazione

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SARRABUS, L’allarme degli stabilimenti balneari: “Rischiamo di non riaprire i battenti”

Almeno cinque metri tra una fila e l’altra di ombrelloni e di quattro metri e mezzo tra gli stessi obrelloni. I bagnini? Non potranno fare la respirazione bocca a bocca ai bagnanti salvati dall’acqua per evitare contagi da Covid-19. Per non parlare della sanificazione, da far effettuare a ditte specializzate a costi non certo da discount, di attrezzature come sedie, sdraio, lettini, pedalò, degli spogliatoi, delle docce, dei bagni e dei chioschi spiaggia. Il tutto per un fine nobile: evitare i contagi. Misure strettissime, protocolli inappropriati rischiano però di diventare un ostacolo insormontabile per i gestori degli stabilimenti balneari preoccupati per loro stessi, ma anche per una crisi che rischia di travolgere tutti i settori del turismo.

 

«Sto valutando seriamente di non riaprire la mia attività per l’estate alle porte », spiega Gennaro Fontana, gestore di uno stabilimento balneare sulla spiaggia di Feraxi (Muravera). Un luogo incantevole che rischia di essere la prima vittima “estiva” dell’emergenza Coronavirus e, soprattutto di norme partorite senza tener conto delle specifiche realtà produttive e regionali. «Si tratta di protocolli fatti da burocrati che non hanno la minima idea di cosa sia il lavoro in uno stabilimento balneare – dice Fontana –  Va bene le distanze da osservare fra ombrelloni ma come si può pretendere che le stesse regole pensate per un ristorante cittadino valgano per un chiosco spiaggia? Le nostre non sono attività che si svolgono nel chiuso di un locale ma all’aria aperta. Che senso dire che per evitare il contagio è sufficiente osservare una distanza di sicurezza nel chiuso di un autobus mentre in una spiaggia, all’aria aperta, di metri ce ne vogliono cinque?».

La sanificazione è un altro tema delicato: «Abbiamo tutto l’interesse alla pulizia – racconta il gestore dello stabilimento di Feraxi – Vogliamo che, specialmente ora sia ancora più accurata per la sicurezza dei nostri clienti: perchè non possiamo essere noi a provvedere e dobbiamo affidarci per sanificare chiosco, atterzzature e bagni a ditte specializzate che chiedono tanti, troppi soldi? A questo punto meglio non riaprire. La decisione finale, sia io che altri colleghi aderenti alla Federbalneari Sardegna la prenderemo dopo l’emanazione da parte della Regione delle linee guida definitive. In tutta questa situazione lamentiamo il mancato sostegno del Comune che non si è mosso come avrebbe dovuto».

La difficoltà di far partire la stagione sulle spiagge e far rispettare le nomative stringenti per la sicurezza  è molto sentita dalle amministrazioni comunali del territorio: «Abbiamo decine e decine di chilometri di coste da controllare e certo non possiamo farlo con degli effettivi di agenti di polizia municipale ridotti all’osso – spiega il sindaco di Muravera, Marco Falchi – occorre l’aiuto della Regione. Vogliamo a tutti i costi venire incontro alla esigenze dei nostri operatori turistici e far si che la stiagione parta regolarmente».

E se Muravera non ride, la situazione a Villasimius non è migliore: «Noi ci siamo portati avanti definendo gli spazi fruibili di spiaggia libera col distanziamento di 5 metri tra un ombrellone e l’altro: sono 25 mila – spiega il primi cittadino villasimiese Gianluca Dessì – Mi auguro però, visto che queste misure le sta imponendo lo Stato, che lo Stato stesso poi si impegni a farle rispettare, magari con le forze di polizia. Perché noi come comune non abbiamo le risorse per assumere cinquanta persone che controllino le nostre 30 spiagge. Io un minimo di controllo lo  farò ma potrò solo vigilare sul controllabile».

Sul rispetto dei rigidi protocolli dell’Inail conviene anche Sandro Porcu, sindaco di Villaputzu: «Non possiamo fare diversamente – dice – si può solo sperare che, prima di entrare in vigore, siano rivisti in senso meno rigido. Le nostre spiagge sono ampie e consentono un adeguato distanziamento sociale. Di certo siamo contrari a qualsiasi forma di pagamento: l’accesso agli arenili deve essere libero. Anche a Murtas dove negli anni scorsi sono stati istituiti parcheggi a pagamento, quest’anno sarà tutto gratuito. Cercheremo di agire di concerto con i concessionari degli stabilimenti per ampliare le concessioni».

Sempre a Villaputzu, Mario Lussu, titolare del Vela Sport è pronto ad iniziare la stagione: «Abbaimo sempre mantenuto ampie distanze fra gli ombrelloni – dice- ora rimoduleremo quelle fra i tavolini del chiosco».

(ilsarrabus.news)

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