E’ arrivato il giorno in cui i bambini si alzano dal letto presto SARRABUS, 31 ottobre, arriva il gran giorno de Is Animeddas – IlSarrabus.news

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Published on ottobre 31st, 2018 | by Redazione

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SARRABUS, 31 ottobre, arriva il gran giorno de Is Animeddas

E’ arrivato il giorno in cui i bambini si alzano dal letto presto, da soli, senza sveglia e senza genitori urlanti. E’ il giorno de Is Animeddas. Il che significa che stamattina, tutti i bambini andranno di casa in casa a chiedere qualcosa per le anime dei propri cari defunti.

E la gente regala loro dolciumi, frutta secca, merendine, succhi di frutta, a volte qualche soldino che i bambini mettono all’interno della federa di un cuscino, unico accessorio consentito. Immancabile la morbida e famosissima merendina alla frutta che arriva totalmente sbriciolata a casa e solo la prontezza di aprirla direttamente nella scodella del latte o, per i più precisini, di mangiarla col cucchiaino dalla confezione porterà a compimento anche la messa in sicurezza di tutto il bottino. Perché tutto quello che si riesce a raccogliere in questa giornata è veramente un bottino ricchissimo, più di ogni tesoro del mondo.

Stamattina i piccoli si preparano, i più grandi, nostalgici, pensano a quando erano loro a girare per le strade del paese. Il 31 ottobre, per quelli troppo grandi per andare a Is Animeddas, è tutto un susseguirsi di “come eravamo” “cosa facevamo” ma soprattutto “quanto ci divertivamo”. Sveglia presto, federa pronta dalla sera prima, colazione, lavaggio faccia e denti e via, all’avventura.

Perché al di là del racimolare qualcosa, la grande emozione era proprio quella: avere il permesso di girare da soli per tutto il paese, lontano dal proprio vicinato, lontano da case di nonne e zie sempre frequentate. A Villaputzu, per un bambino residente nella zona delle scuole medie, ad esempio, era indescrivibile l’emozione di arrivare in piazza Galileo Galilei (sempre conosciuta come Is Tallaias o piazza rossa) e di esserci arrivato lì da solo, senza nessun adulto a ripeterti di continuo “stai attento” “dammi la mano” “e non correre!!”. Adesso questo senso dell’avventura sembra essere un po’ diminuito, ci sono i genitori che scortano i bambini, cosa che fino a pochi anni fa era non vietato, ma un’ipotesi nemmeno presa in considerazione.

Gli unici due obiettivi erano di riportare in casa la federa colma e tornare a casa all’orario stabilito. Da solo. Per quanto piccoli si poteva essere, l’avventura e il divertimento avevano anche un piacevole sapore di responsabilità. E nessun bambino aveva paura di affrontarlo. I bambini sanno badare a sé stessi molto più di quanto gli adulti credano. E si impara a farsi coraggio, perché se si vuole ottenere qualcosa per riempire la federa, si deve chiedere gentilmente. Si deve avere il coraggio di bussare alla porta di persone che non conosci, di suonare ai loro campanelli e di dire a gran voce “Mi das fait is animeddas?”, così i proprietari di casa escono, consegnano ai bambini ciò che hanno preparato in ricordo delle anime dei propri cari, i bambini ringraziano e via, al prossimo campanello, al prossimo portone, al prossimo citofono, passo dopo passo con meno timidezza addosso.

Is Animeddas sono molto più di un giorno di festa: il giorno de Is Animeddas è una scuola di vita. Si impara a muoversi da soli per strada, si impara a confrontarsi con altri adulti, si impara a ringraziare. Si impara anche a rispettare le regole, perché sei comunque legato a quello che ti dicono i genitori e se sgarri, Is Animeddas l’anno prossimo le vedi dalla finestra di casa, nel senso che vedi gli altri bambini in giro e tu in casa perché l’anno prima ti sei comportato male. Mai sottovalutare i genitori, cari bambini.

E di questi tempi, in una società così bella, varia e interculturale, la tradizione de Is Animeddas abbraccia quei bambini che hanno una provenienza diversa. I bambini con origini di altre regioni o nazioni, che magari vivono qui da poco, parlano l’italiano ma il sardo per loro è ancora un mistero, imparano comunque a chiedere Is Animeddas nel modo corretto.

Federe piene bambini, coraggio, e per noi, grandicelli, uno sguardo veloce a quella federa e il ricordo indelebile di tutte le nostre animeddas passate.

Sara L. Canu

(ilsarranus.news)

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