San Priamo

Published on Marzo 22nd, 2021 | by Redazione

0

San Priamo? “Non è un posto per famiglie, chi è del borgo ormai è costretto a lasciarlo”

La popolazione che invecchia, l’assenza di un medico, di una lottizzazione per l’edilizia, le carenze in fatto di copertura internet e telefonia mobile e i giovani che scappano perchè «a queste condizioni chi si riterrebbe un genitore responsabile pensando di creare una famiglia a San Priamo?». A parlare è don Gianni Cuboni, cappellano dell’ospedale San Marcellino e soprattutto parroco di San Priamo, il piccolo borgo, frazione di san Vito, ufficialmente 300 anime (ma forse sono molte meno) che ha visto cambiare la sua vita dopo l’apertura della nuova statale 125: da frequentatissimo punto di passaggio è passato ad una condizione di isolamento.
Don Gianni, quanti sono all’incirca i membri della comunità di San Priamo?
La comunità parrocchiale è censita in 300 abitanti residenti, ma è impossibile dire quanti erano nel periodo estivo prima dell’avvento della pandemia.
Quali sono le problematiche del borgo?
Sono quelle di qualsiasi borgata distante diversi chilometri dal Comune di appartenenza e prive di qualsiasi servizio. Le uniche attività in funzione sono tre bar, quattro in passato, due market e in passato un hotel, oltre al distributore di carburante. In alcune zone non è presente la copertura legata alla telefonia mobile e Internet. Per il resto vige il vuoto totale. A tutto ciò bisogna aggiungere la popolazione che invecchia e l’assenza di lottizzazione per l’edilizia. Non è presente un medico a San Priamo fin dai tempi in cui veniva Dottor Tidu una volta alla settimana ed effettuava le visite nei locali messi a disposizione gratuitamente dalla Parrocchia. Non è presente uno sportello postale, non c’è un bancomat, non c’è una scuola, non c’è alcun genere di sportello di servizio, sono assenti persino i centri ricreativi o di aggregazione sociale. Il seggio elettorale e l’associazione culturale hanno la sede nei locali della Parrocchia, che non offre solo gratuitamente i locali, ma anche l’acqua e la corrente. Avete idea dei sacrifici dei bambini che frequentano la scuola dalla prima elementare fino ai ragazzi delle superiori per poter frequentare le lezioni? Avete idea dei disagi nello studio? Pensate ai disagi dei ragazzi che hanno scelto di frequentare una scuola superiore a Cagliari o un corso universitario nella stessa città. Siamo consci del disagio non solo dei giovani di San Priamo ma dell’intero Sarrabus? Tutto questo sta creando in certi nuclei famigliari anche una serie di difficoltà di convivenza. La nuova strada statale 125 con lo svincolo a San Priamo offrirebbe una possibilità positiva per la comunità, se ovviamente venisse gestita in modo mirato. Invece si è rivelata una “mazzata”; le attività che lavoravano grazie al passaggio del traffico lungo l’ex strada statale 125 ora vivono in uno stato di “rianimazione”. Per quanto riguarda la mancanza di una lottizzazione, di fatto, obbliga i giovani o a fuggire da San Priamo o a ricavare dei mini appartamenti dividendo la casa con babbo e mamma. Il Covid 19 ha praticamente tolto la possibilità di reddito a tutta la fascia di lavoratori che viveva di turismo, dagli esercizi pubblici agli abitanti di San Priamo che avevano il pane grazie al lavoro estivo nelle strutture ricettive e a quanti hanno investito per offrire ospitalità. Direi che lo stesso settore agricolo e zootecnico, ma anche ittico, stanno pagando un conto salato.

Parliamo delle fasce più giovani della comunità. Secondo Lei i giovani sono intenzionati a rimanere a San Priamo o nota un certo desiderio mirato a “fuggire” verso centri abitati più grandi?
A queste condizioni chi si riterrebbe un genitore responsabile pensando di creare una famiglia a San Priamo? Chi ha avuto la possibilità di realizzarsi la casa è ben felice di stare a San Priamo. Tanti lo sognano ma possono solo sognare e sperare. Perché non lottizzare e magari offrire a prezzo e a condizioni agevolate ai giovani? Vediamo cosa sta diventando San Priamo: c’è una zona costruita da chi sta scappando dai centri più grandi, sono tutti alla ricerca di un rudere. E chi è di San Priamo da San Priamo è costretto a fuggire.
La Chiesa come cerca di aiutare gli abitanti?
La Chiesa c’è, cerca di stare al loro fianco, ascolta, condivide e sostiene con Gesù. Il loro è il nostro viaggio, la Chiesa siamo noi. Gesù non mi autorizza a dire alla mano sinistra cosa fa la mano destra. La Chiesa vorrebbe fare di più e meglio, ma l’impegno è totale. La Chiesa vorrebbe fare tanto ed essere più presente. Come? Sia chiaro, nell’essere Chiesa e non per sostituirci a nessuno.
A San Priamo il Nuraghe Asoru e il Santuario intitolato al culto di San Priamo…
Ho letto alcuni articoli che non commento, attesto il massimo rispetto e credo sia facilmente dimostrabile. Ha parlato di turismo? Il Sarrabus sa di avere un Santuario? Sa dove si trova? Ne conosce la storia o è semplicemente “Sa cresiedda de su monti”? e il nuraghe? Sa chi cerca il Santuario? I tedeschi e le coppie che lo scelgono per il loro matrimonio, la maggior non di zona. Ma noi del Sarrabus abbiamo la vocazione turistica e il rispetto del turista con la sua accoglienza?
Angelica Porcu
(ilsarrabus.news)

:

Tags: ,


About the Author




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top ↑