Costa Rei

Published on Dicembre 20th, 2018 | by Redazione

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NATALE. Due passi nella memoria per ricordare le feste di un tempo perduto

Il protrarsi del bel tempo e il fatto che ormai siamo abituati ad usare il calendario solo come promemoria, hanno fatto si che non ci accorgessimo dell’approssimarsi del Natale.

 

Già da novembre, qualche panettone ha cominciato a fare capolino dagli scaffali, seguito da alberelli sintetici di varie pezzature, alcuni addirittura pre-impregnati di neve. E poi sono arrivate le luci dei centri, ad esorcizzare la nostra ancestrale paura del buio.

Ma le luci di Natale quest’anno hanno un che di malinconico. I soliti terroristici segnali provenienti dai mezzi d’informazione stavolta sono confermati dal presente: stipendi che non ci sono più o che perdono potere d’acquisto, colpiti al cuore dall’aumento dei prezzi. È un Natale diverso, il Natale di quelli che fanno fatica a tirare la carretta e che cercano di ridursi le spese. Ma mica ci si riesce, con le immancabili bollette da pagare! È il Natale degli operai che hanno perso il lavoro, degli artigiani che non sanno cosa li aspetterà nel nuovo anno, dei commercianti che prevedono un Natale in tono dimesso.

I ristoranti offrono invitanti menù a prezzi più bassi, ma molti “diportisti” degli anni scorsi, nascondono, all’insegna di «A casa è meglio!», la necessità di fare economia. Diciamo pure che il tempo del paese di Bengodi è finito e che il futuro invita sempre più a stringere la cinghia.

Eppure, se facciamo due passi nella memoria per ricordare i Natali in cui c’erano molto meno soldi di adesso, ci vengono alla mente giorni pieni di serenità e di allegria.

Passata la festa di Santa Lucia, pochi giorni prima del Natale si andava sul monte alle spalle del paese a prendere l’albero. Era un albero piccolino (non si facevano scempi di alberi) con un intenso profumo di resina; come piccole erano le palline, verdi rosse blu argento e un pennacchio che chissà perché restava sempre storto! Pochi batuffoli di cotone allargato, bianco e tenero come la neve vera. E chi l’aveva mai vista la neve se non nelle ingenue pagine dei libri di scuola?

E cosa si mangiava in quei giorni? Non c’era Natale senza i ravioli di patate, con la mitica sfoglia fatta a mano, conditi con sugo e una spolveratina di pecorino! Altro piatto fisso era il lesso: di gallina ripiena oppure di carne di pecora e di manzo. Il tutto scortato da una gran quantità di ossa e odori che producevano un brodo denso e scuro, che durava tutta la settimana. Ospiti d’onore gli arrosti di maialino, di capretto, di pecora: a ripensarci, tanto poveri questi deschi non erano e, d’altra parte, la carne buona in Sardegna non è mai mancata! Senza dimenticare il sangue del maiale profumato con spezie e uvetta; quando lo mangiavi ti si impregnavano i denti e pure la lingua, ma era una vera leccornia.

Al panettone preferivamo i dolcetti sardi, il pan di sapa e tutti gli altri dolci che, affidati alla fantasia delle donne sarde e tramandati di madre in figlia, rallegravano la nostra tavola. Era tutto buono. Era un rituale collettivo, una festa per gli occhi e per il palato! Poi c’era il discorso degli avanzi: non si buttava via niente e sembrava che i cibi acquistassero sapore col passare dei giorni. Questo menù speciale naturalmente valeva solo a Natale: come detto, a quei tempi c’era poco da scialare. Ma raramente restava qualcosa nel piatto, considerando le famiglie numerose e il sano appetito che regnava. Anzi, a forza di strusciare il pane, poco mancava che ci mangiassimo pure i fiorellini disegnati sui piatti, sul fondo dei quali, a scarpetta finita, ti potevi specchiare.

Adesso basta coi ricordi, sennò mi viene da piangere. Facciamo che l’amore irrompa nel tempo che viviamo e che questa sia un’occasione per riflettere in serenità su ciò che cambia e su cosa è bene fare. Buon Natale a tutti i lettori. Di cuore.

Maria Cinus

(ilsarrabus.news)

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One Response to NATALE. Due passi nella memoria per ricordare le feste di un tempo perduto

  1. Omero says:

    Non dimenticare il passato per vivere meglio il presente. Brava Maria Cinus -Grazie.
    Buone feste a tutti

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