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Attualità

Published on 30 Novembre, 2019 | by Redazione

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L’INTERVISTA. Padre Rifat Bader (direttore Catholic Center Giordania): “Religioni e Stati insieme per la fratellanza umana”

“Bisogna lavorare insieme. Tutti. Stati, istituzioni, religioni, culture. Lavorare insieme per lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutto l’uomo”. Lo afferma padre Rifat Bader, 48 anni, sacerdote cattolico di nazionalità giordana, direttore del Catholic Center for Studies and Media in Giordania. Padre Rifat nei giorni scorsi era a Cagliari per partecipare all’incontro “Percorsi, popoli e religioni a confronto” svoltosi alla Mediateca del Mediterraneo.

 

Padre Rifat, cosa significano in concreto dialogo interreligioso e tolleranza? Quali le applicazioni di questi concetti nello scenario sempre più complesso di questi tempi?

Come scrive Papa Benedetto XVI nella sua Esortazione apostolic “La Chiesa in Medio Oriente”: “La tolleranza religiosa esiste in vari paesi, ma essa rimane con poco effetto perché la sua messa pratica è limitata. Bisogna passare dalla tolleranza religiosa alla libertà religiosa”. Abbiamo celebrato ad Amman, qualche giorno fa, i 15 anni del “Messaggio di Amman”, come abbiamo celebrato negli Emirati l’anno della tolleranza. Ma abbiamo bisogno di fare un passo in più: si tratta della uguaglianza di tutti nella cittadinanza e di passare dalla libertà del “culto religioso” alla “libertà religiosa totale”. La parola chiave per il futuro “camminare insieme”, fare un progetto umano integrale e permanente”.

Il documento “Fratellanza umana. Per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato il 4 febbraio da papa Francesco e da Ahmad Al-Tayyeb grande imam di Al-Azhar ha suscitato consensi ma anche perplessità…

Il documento sulla Fratellanza Umana rappresenta una carta morale, ma è anche un progetto operativo comune. Dobbiamo insistere sull’arte, sulla musica e sullo sport: possono servire per acquisire i valori del documento. Dobbiamo incoraggiare la collaborazione fra gli stati per creare non solo delle iniziative di dialogo religioso e culturale, ma una nuova cultura, la cultura dell’accettazione dell’altro, dell’incontro e della cooperazione per il bene dell’uomo.

Che ruolo possono giocare i media in tutto ciò?

I mass media possono essere distruttori, indifferenti o costruttori. Dobbiamo incoraggiare le nostre istituzioni ad essere da parte della vita, non della morte. Dobbiamo formare le nuove generazioni ad un uso positivo dei mass media, essere al servizio della Fratellanza Umana.  La formazione informatica e l’uso dei mezzi moderni di comunicazione sono diventati la quinta autorità. Per questo dobbiamo parlare di una etica informatica. Il documento sulla Fratellanza umana e la lettera dei Patriarchi cattolici d’Oriente parlano del bisogno di arrivare ad una nuova formazione umana, basata sul rispetto totale dell’uomo e dell’umanità.

Quale sarà il futuro del documento sulla fratellanza umana firmato dal papa e dall’imam di Al-Azhar?

Il documento sulla fratellanza umana è stato firmato, ma la sua applicazione concreta prenderà molto tempo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno mostrato la strada, e il mio paese, la Giordania, ha ricevuto quest’anno la lampada della Pace di Assisi e il premio Tempelton per il dialogo. Bisogna che questi messaggi arrivino a tutti i paesi del mondo.

Troppi cristiani però, vengono uccisi a motivo della loro fede…

Stiamo vivendo una guerra vera e propria: l’umanità da una parte, e il fanatismo dall’altra. Ma le forze del bene avranno la meglio sulle forze del male. Qualche giorno fa, un sacerdote armeno cattolico e suo padre sono stati uccisi in Siria. Uccisi non a causa di un conflitto con i vicini di casa, ma solo perché sono cristiani. Dovremmo fare nostre le parole del defunto cardinal Jean-Louis Tauran: “Continuare sulla strada del dialogo costituisce un regalo che facciamo all’umanità. Fermare il dialogo o congelarlo costituisce un regalo al terrorismo”.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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