Apertis Verbis

Published on Aprile 3rd, 2021 | by Redazione

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L’INTERVENTO. Più cura e attenzione per i resti della chiesa di Sant’Roxi a Villaputzu

La conoscenza della Storia del nostro paese non ci rende solo partecipi di ciò che avvenne in passato, conoscere la Storia ci porta a esser consapevoli delle potenzialità che Villaputzu ha per il proprio sviluppo turistico ed economico. In occasione dell’adesione da parte del Comune di Villaputzu quale Socio Fondatore della Fondazione “Sardegna Isola del Romanico” sento il dovere di spendere alcune parole su un monumento abbandonato caro non solo a me, ma all’intera comunità. Nel centro abitato del paese esiste una chiesa intitolata a Sant’Roxi ‘Ecciu (San Giorgio Vecchio) che purtroppo oggi si presenta in un avanzato stato di degrado. Si tratta di un edificio religioso che fino ai primi anni del Novecento presentava un buono stato di conservazione, ma già a partire dal 1944 venne chiesto un urgente intervento di restauro da parte del Comune di Villaputzu alla Soprintendenza di Cagliari. Ovviamente, osservando oggi ciò che rimane della chiesa, è evidente che la richiesta fatta per preservare il bene culturale non venne presa in considerazione dalle autorità competenti.
La chiesa è un vero e proprio tesoro per la comunità villaputzese, si tratta di un luogo di culto medievale, menzionato nel Registro delle imposte pisane del 1316. Analizzando gli Annales Sardiniae del Vidal, risalenti al Seicento, possiamo addirittura essere consapevoli del fatto che la chiesa non era un semplice edificio religioso, ma era addirittura la parrocchia del paese, infatti venne denominata quale Georgius Parochia Villapuzensis. Considerando che il culto di San Giorgio venne portato nella nostra Isola dai Bizantini è possibile che il primo impianto della chiesa fosse risalente all’età bizantina, con un edificio avente una sola navata, ricostruito e ampliato nel XII secolo. Fortunatamente le fotografie risalenti al Novecento mostrano qual era l’aspetto della chiesa, avente influenze toscane e provenzali; presentava una facciata a capanna con un solo portale d’accesso, sormontato da un campanile a vela, l’interno era suddiviso in tre navate separate da arcate poggianti su colonne aventi circa 120 cm. di altezza e al di sopra delle colonne si trovavano dei capitelli, differenti tra loro, decorati secondo le usanze bizantine, provenienti probabilmente dall’antica città di Sarcapos, in località Eringiana.
Date le condizioni in cui versa la chiesa è attualmente impossibile svolgere delle visite guidate all’interno del cortile nel quale è ubicata, a tal fine sarebbe auspicabile un’urgente messa in sicurezza del sito. La messa in sicurezza del bene culturale porterebbe alla fruibilità di questa antichità medievale. Non sarebbero solo i turisti i fruitori del monumento, ma gli stessi membri della comunità villaputzese. Pensiamo per esempio alle più giovani generazioni; quante volte il Comune si è interessato a promuovere delle iniziative finalizzate a far conoscere il bene in questione ai bambini e ai ragazzi? Le giovani generazioni non sono forse il nostro futuro? Se le Istituzioni non collaborano con le famiglie come possiamo pensare di far crescere il nostro paese da un punto di vista culturale? La cultura è e deve essere la nostra fonte di ricchezza, la cultura deve garantire lo sviluppo economico e turistico del paese.

Sarebbe opportuno segnalare la presenza del monumento tramite apposite segnalazioni turistiche, che attualmente, purtroppo, sono inesistenti. Come è possibile che i resti dell’antica parrocchia non siano segnalati? Chi si occupa del settore culturale ha pienamente coscienza dell’importanza del monumento medievale? Anche l’inserimento di un pannello illustrante la storia della chiesa sarebbe un primo passo per la sua conoscenza. Nel cortile su cui la chiesa è ubicata sono ancora presenti i materiali lapidei che facevano parte dell’arredamento dell’edificio. Non sarebbe il caso di recuperarli? Se per esempio venissero inseriti in un museo verrebbero preservati nel tempo. Inoltre lo svolgimento di un’adeguata campagna di studi su questi materiali condurrebbe a ricavare delle informazioni capaci di ricostruire la storia economica del passato, in particolare sarebbero noti i luoghi con i quali il nostro territorio intratteneva degli scambi commerciali. Data l’antichità del sito ritengo opportuno che le Istituzioni si decidano ad acquisire la consapevolezza della necessità di condurre anche delle campagne di scavi archeologici, dato che ancora non sono stati effettuati, utili a capire la datazione del primissimo impianto. Non bisogna trascurare un altro aspetto; in passato le chiese, anche quella di Sant’Roxi ‘Ecciu, erano dei luoghi in cui venivano sepolti i defunti. Proprio nei pressi della chiesa villaputzese anni fa furono trovate delle sepolture, quindi gli scavi archeologici potrebbero portare alla luce ulteriori tombe e lo studio scientifico condotto sui resti umani svelerebbe anche dei dati interessanti a livello antropologico, per esempio potremmo sapere qual era l’età media della popolazione, potremmo avere informazioni sulle malattie o ancora sull’alimentazione. Condurre una campagna di scavi porterebbe anche gli ambienti universitari a rivolgere una nota d’interesse al nostro monumento.
Stefano Pili – Villaputzu (ilsarrabus.news)

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