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Sarrabus

Published on Giugno 25th, 2020 | by Redazione

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L’INCHIESTA. Il Sarrabus e la bicicletta: un binomio che non decolla

La voglia di tornare a godere dell’aria aperta e del sole è tanta dopo la lunga clausura determinata dall’emergenza Covid-19: quale modo migliore per farlo se non inforcare la “due ruote” pedali, magari acquistata nuova di zecca grazie alla prospettiva degli incentivi governativi? Ottimo proposito. Peccato che nel Sarrabus chi abbia voglia di andare, anche solo per diletto, a sfogare la sua voglia di bicicletta per le strade si trovi davanti a pericoli di non poco conto, il primo dei quali è di finire sotto una macchina. E la cronaca, purtroppo, è fedele testimone di questi fatti.

 

Dei pericoli sono ben consci gli oltre duecento appassionati delle due ruote raccolti dalle quattro associazioni sportive presenti sul territorio che da anni si battono per poter praticare la loro passione per le due ruote a pedali in sicurezza. Duecento ciclisti, ma in realtà, sono molti di più: si tratta di persone che non soltanto vogliono praticare una sana attività sportiva ma che credono nella cosiddetta mobilità sostenibile e sono convinti che la bicicletta possa essere occasione di sviluppo e promozione turistica del territorio.

«Manca completamente una viabilità dedicata ai ciclisti – spiega Enrico Garau, segretario dell’Asd Mtb Sarrabus, società che raccoglie numerosi e promettenti ciclisti di mountain bike e tanti amatori –  Non esistono piste ciclabili che colleghino i centri urbani del Sarrabus fra di loro e tantomeno con le località di mare, Costa Rei, Porto Corallo e San Giovanni, e con alcuni dei punti più frequentati della montagna, quale Baccu Arrodas, per fare un esempio. I maggiori pericoli si riscontrano sulla vecchia statale 125, sulla provinciale 99 da Villaputzu a Porto Corallo, sulla statale 387 del Gerrei, le arterie maggiormente frequentate da ciclisti. Gli automobilisti non rispettano le distanze di sicurezza nella manovra di sorpasso ma è anche vero che i ciclisti da corsa vanno in gruppo e creano problemi a livello a coloro che viaggiano su quattro ruote. Noi che utilizziamo le mountain bike, transitano in fila indiana giusto in tempo per raggiungere lo sterrato. Baccu Arrodas, la meta principale dei ciclisti Mtb, così come Punta Sa Modditzi e i cantieri Forestas a Villaputzu».

I problemi non riguardano solo le statali e le provinciali, la cui carreggiata è ridotta, ma anche i percorsi urbani: «Purtroppo ogni volta che mette mano ad un ambiente urbanistico si privilegia il traffico  automobilistico – osserva Gabriele Arba, presidente dell’Asd Mtb Sarrabus – Un esempio è costituito da Villaputzu: col nuovo senso unico non è stato previsto uno spazio per il transito per le bici, una misura che avrebbe reso concreta l’attenzione per la mobilità sostenibile. I Comuni? Non hanno mai avuto il coraggio di intraprendere azioni precise per le piste ciclabili. Villaputzu, pur con le sue carenze, è una felice eccezione: ne ha una all’esterno del paese, molta corta, fiancheggia l’argine del Flumendosa, è poco trafficata ed ha bisogno di molta manutenzione. A Villaputzu ci sono degli insediamenti raggiungibili in bici, percorsi studiati da noi: Turri Motta, il nuraghe Funtana Coperta, la torre di Murtas e quella di Porto Corallo. Anche Muravera ha dei percorsi da inserire all’interno di un cicloturismo attivo: Baccu Arrodas, un complesso verde raggiungibile in mountain bike. Ogni anno promuoviamo anche la zona mineraria di Baccu Locci dove abbiamo accompagnato molti ciclisti, compresa l’escursione a Su Pranu che serve per far conoscere il territorio. Organizziamo anche dei ristori a base di prodotti tipici di Villaputzu».

Il Comune di Villaputzu è uno dei più attivi del teritorio per ciò che attiene le esigenze dei cittadini che utilizzano le biciclette per spostarsi o per fare attività sportiva. «Vista l’esiguità dello spazio a disposizione era davvero difficile ricavare uno spazio per le bici nella zona del paese interessata dalla nuova viabilità – spiega il sindaco Sandro Porcu – Personalmente sto seguendo l’iter delle ciclovie regionali messo a punto due anni fa dalla Regione e di cui una parte importante interessa il Sarrabus: sta per concludersi la fase di progettazione definitiva cui seguirà il progetto esecutivo e subito dopo dovrebbero partire i primi lavori per la  ciclovia che collegherà il Sarrabus con Cagliari attraversando i territori di tutti e cinque i nostri paesi. Quanto a Villaputzu, posizioneremo presto dei cartelli stradali agli ingressi del paese per avvertire gli automobilisti che la zona è interessata al traffico di biciclette. Un modo stimolare comportamenti più prudenti e tutelare la sicurezza dei ciclisti».

La sensibilità dei Comuni ai problemi dei ciclisti potrebbe essere comunque migliore a detta delle associazioni: «Abbiamo più volte domandato la costituzione di un tavolo di lavoro che coinvolga, oltre alle amministrazioni, tutte e quattro le associazioni del territorio – dice Enrico Garau – Chiediamo a tutti a paesi l’installazione di cartelli stradali che mettano sull’avviso gli automobilisti riguardo alla presenza di ciclisti, ma anche l’installazione di rastrelliere, percorso alternativi esclusivi per chi usa la bici, che non mettano a rischio i ciclisti, di dedicare parte della viabilità urbana per i ciclisti, di creare percorsi alternativi sicuri da percorrere per le famiglie. Non molto tempo fa abbiamo incontrato il presidente di turno dell’Unione dei Comuni, Marco Antonio Siddi, che ci ha assicurato il suo interessamento alle nostre istanze».

Anche Castiadas si doterà di una pista ciclabile in quel di Camisa (i lavori partiranno in autunno) e dalla borgata di San Pietro verso la Marina. Di fatto, però il territorio potrebbe sfruttare la carta bicicletta per incentivare un tipo di turismo che abbracci tutti i mesi dell’anno. Ne è convinto Andrea Simbula, una delle anime del  movimento ciclistico sarrabese, istruttore tecnico agonistico di secondo livello, guida cicloturistica iscritto all’albo regionale, tecnico istruttore che si occupa in modo particolare dei piccoli e promettenti atleti di diverse società  ciclistiche sarrabesi.

«Le problematiche – spiega Simbula – riguardano la mancanza di pubblicità riguardo alle zone da visitare, in particolare i siti archeologici, non c’è una rete di strutture a misura di ciclista che possa fornire un ricovero sicuro per le le bici dei cicloturisti di passaggio. La viabilità è inesistente: non abbiamo strade dedicate al cicloturismo, quelle di campagna non sono ben segnalate. Inoltre la possibilità di collegare le coste con un unica pista ciclabile è, almeno per ora un sogno La ciclovia della Sardegna sarebbe una manna perché consentirebbe di far sviluppare un turismo extrastagionale. I Comuni purtroppo hanno dimostrato di non avere sensibilità adeguata alle esigenze dei ciclisti localie dei cicloturisti».

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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