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Published on Novembre 17th, 2017 | by Redazione

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LIBRI. “Una giornata dall’aria antica”, una mamma di Nassirya racconta la sua storia

Non emisi un grido né pronunciai una parola. Ammutolii per scoraggiare il terrore che si stava impadronendo di me, e fu come inghiottire la voce”. Parole forti quelle della scrittrice sulcitana Antonella Serrenti che racconta così il momento terribile in cui apprese la notizia dell’attentato alla base italiana di Nassirya, in Iraq, nella quale prestava servizio il figlio. Un giorno tragico quel 12 novembre del 2003: morirono 28 persone, 18 italiani e 9 iracheni. Poi la telefonata del figlio: “Mamma, sto bene, non piangere”. E solo in quel momento Antonella riprese a respirare.

 

Quelle emozioni, quelle sensazioni, Antonella Serrenti le racconta in un libro, “Una giornata dall’aria antica”. Si tratta di una raccolta di racconti edita dalla Graphe.it di Perugia, prefazione curata da Susanna Trossero. “Questo mio libro – spiega la scrittrice – ha come filo conduttore le missioni di pace all’estero, in particolar modo della nostra Brigata Sassari naturalmente, ma ho scelto un modo insolito di trattare l’argomento, inoltrandomi nel punto di vista di tutti coloro che ne sono coinvolti. Ogni racconto è una voce: c’è quella del soldato, dell’orfana di guerra, del nonno, del politico, del figlio che non comprende le motivazioni che spingono un padre a scegliere questo tipo di vita e così via. Ma c’è anche la voce del bambino educato a farsi saltare in aria in nome di un ideale che neppure comprende”.

Soprattutto c’è una voce particolare: “Proprio così – conferma la scrittrice – c’è quella di una madre, unico racconto autobiografico che dà titolo all’intera raccolta. Quella madre sono io, e mio figlio, soldato della Brigata, si trovava in missione a Nassiriya proprio il giorno della strage. Questa raccolta intende ricordare chi non c’è più e chi ancora serve con onestà e fedeltà la sua patria in nome della pace”.

La prefazione del libro chiarisce ancora meglio cosa ha spinto Antonella Serrenti a scrivere questa raccolta di racconti: “Se ogni singolo giorno di questi anni della mia vita, avessi potuto scegliere i miei pensieri così come faccio con gli abiti nell’armadio, probabilmente non avrei scritto questo libro. Non ci sarebbero stati pensieri o pagine da scrivere, solo “normale” quotidiano. Ho provato in tutti i modi a sbarazzarmi della paura provata “quel” giorno, quando alla radio diedero la notizia dell’attentato alla base italiana di Nassiriya, in Iraq. Ma così come la peggiore delle malattie affamata di cellule sane si rivela resistente a qualunque cura, la mia paura mai sarà esorcizzata e morirà con me. Nonostante siano passati gli anni, ricordo quella giornata come se la notte l’avesse appena spenta. Non c’era aria e si faceva fatica a respirare, come quando d’estate il vento di levante signoreggia per giorni sulla nostra isola. Non si percepiva nessun odore, neanche quello delle brioche appena sfornate del bar vicino al semaforo, che ogni giorno – ancora oggi – stuzzica le papille gustative di chi aspetta che scatti il verde. Non si allontana più, quella giornata. Era la mattina del 12 novembre dell’anno 2003, gli alberi ormai spogli piangevano le loro foglie e l’Italia i suoi figli, morti lontani dalla loro terra, in nome di una parola venduta a caro prezzo: pace (…). Ho preso una penna in mano, ho provato a trasferire incubi e pensieri su un foglio di carta bianco, l’ho sporcato con essi, e mentre scrivevo e vedevo le parole separarsi da me ed eruttare dalla penna, mi sono accorta che le notti quasi insonni e i giorni annientati dal terrore di una possibile telefonata intercontinentale, sono diventati storie“.

(ilsarrabus.news)

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