Gerrei

Published on Settembre 24th, 2020 | by Redazione

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LA STORIA. In quarantena nel resort di lusso, l’incubo di una giovane del Gerrei

A occupare le pagine dei giornali del mese di agosto appena trascorso c’è sicuramente il resort Santo Stefano, dell’omonima isola dell’arcipelago de La Maddalena. Un villaggio vacanze rimasto blindato a causa di alcuni componenti del personale risultati positivi al coronavirus. Venticinque dipendenti e un turista. Se l’attenzione è sempre stata molto alta per quanto riguarda i clienti, da sempre messi al primo posto anche dalle autorità regionali, è stato un periodo più difficile per i dipendenti e, in particolar modo, per quelli risultati positivi.

 

Tra questi c’è Roberta Cardu, una giovane ragazza di San Nicolò Gerrei che, esasperata, ha denunciato attraverso la sua pagina facebook cosa stesse succedendo all’interno della struttura. Contattata, conferma quanto aveva scritto il 26 agosto: “In questo momento mi trovo al Santo Stefano Resort, in quarantena perché ho contratto il covid. Ho fatto il tampone il 17 agosto, ho avuto l’esito il 20: positivo! L’ho avuto per sentito dire, perché non sono stata chiamata io personalmente da un qualcuno che lavorasse nella sanità o da chi di dovere. Il 20 sono risultata positiva. Questo è quanto, questo è tutto ciò che basta sapere e che c’è da sapere praticamente, tutto il resto a quanto pare non conta niente”.

Le preoccupazioni per la positività al virus si mescolano alla mancanza di informazioni. Lo sfogo di Roberta Cardu continua così: “Nessuno mi ha chiamata, io per la sanità potrei essere già morta, o magari è proprio così visto che nessuno si è fatto sentire! Non una chiamata per sapere che sintomi ho, come mi sento, se sto bene, se ho bisogno di qualcosa, di un medicinale, di qualsiasi tipo di assistenza… niente di niente! Chiamo un sacco di numeri e nessuno mi risponde, gli unici da cui ho avuto una risposta sono stati il numero verde della regione Sardegna e il 112. Loro mi hanno solo potuto dare dei numeri a cui chiamare, delle mail a cui scrivere. Mi serve il referto che attesta che sono positiva al virus, mi serve per far avviare l’infortunio, mi serve perché lo voglio e ho il diritto di averlo!”.

Una serie di problemi e preoccupazioni che sono però rimasti chiusi tra le quattro mura della stanza per giorni e giorni. Le legittime domande di Roberta continuano: “Siamo sicuri di essere in mezzo a una pandemia davvero? Siamo sicuri che esistono delle unità di crisi? Siamo sicuri che esista la sanità? Siamo sicuri? Perché io non vedo e non sento nessuno. Siamo sicuri che per voi è davvero così grave? Perché a me non sembra, perché quando si predica una gravità assoluta come questa, uno si aspetta di essere trattato in un certo modo, anche di avere delle attenzioni particolari. E invece niente, calma piatta, tanto ci sono 26 persone che sono positive in quarantena, tanto ci sarà chi di NON DOVERE che le controllerà!”

Altri giorni di attesa per Roberta Cardu. E poi: “Il giorno 24 faccio un altro tampone di cui ovviamente saprò l’esito chissà quando. Chiedo informazioni a chi mi ha fatto il tampone perché sono i primi operatori che vedo. Loro mi rispondono che non sanno niente!” E ancora: “Per fortuna nessuno di questi 26 decide di andarsene a contagiare tutti, perché potrebbe tranquillamente succedere! Per cui cosa posso fare? Perché sto pensando di prendere i miei fantastici piedi, senza mettere neanche uno straccio di mascherina (visto che ufficialmente non ho niente) e di mettermi sotto la sede centrale dell’unità di crisi con un cartello con su scritto “Ciao sono roberta cardu, dicono che io abbia il covid e elemosino delle risposte!” Forse così qualcuno arriverà, probabilmente solo a denunciarmi, perché quando si tratta di prendere, questo Stato è così bravo, ma quando si tratta di dare e di assistere fa sempre più schifo! Per fortuna sto bene, ma questo non vi interessa!”.

Uno sfogo duro e comprensibile, dovuto alla preoccupazione per le condizioni di salute e al silenzio da parte delle autorità sanitarie. Un’esperienza di lavoro conclusasi con una quarantena prolungata in una camera d’albergo. Solo nella prima settimana di settembre la situazione si è sbloccata, per fortuna. Roberta racconta: “Ci hanno finalmente mandato i primi referti, oggi i secondi e abbiamo fatto il terzo tampone. Io sto benissimo e spero di essere tornata tra i negativi”.

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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