Apertis Verbis

Published on Febbraio 11th, 2021 | by Redazione

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LA RIFLESSIONE, L’azione di Mario Draghi sarà improntata all’esclusivo interesse dell’Italia?

È giunta l’ora di Mario Draghi, come avevamo previsto chiedendoci come mai non fosse ancora avvenuto, dopo un anno passato da spettatori degli spettacolini di Conte e dei suoi inutili giostrai. Quasi tutti intanto scendono nell’arena facendo buon viso a cattivo gioco e avendo presente l’interesse del Paese-come dicono- vista la complessità della figura di Draghi, che viene presentato tanto dai mass media quanto da quasi tutto l’arco politico, come l’unica personalità in grado di affrontare oggi i problemi della Nazione.

Stiamo parlando di un personaggio dall’indubbia reputazione positiva, ma anche non privo di contraddizioni, avvolto da luci e ombre. Alcuni dei suoi trascorsi lasciano dubbi – si pensi al suo passato da protagonista del progetto anche prodiano di privatizzare e smembrare l’IRI – progetto che gli fece guadagnare per bocca di Cossiga vari appellativi, come quello di “Liquidatore”. Si ricordi anche la sua collaborazione con la banca d’affari Goldman Sachs, che speculò sulla lira e con cui collaborarono fra gli altri anche Prodi e Monti; e non ultima la lettera firmata da Draghi e Trichet, che scatenò la crisi del governo Berlusconi e la salita alla ribalta del tecnocrate Monti. Dalla sua Draghi ha una formazione economica di alto profilo accademico, un’autorevolezza e una credibilità internazionale forse senza pari tra le figure pubbliche italiane, nate soprattutto dall’esperienza nel ruolo di presidente della più potente banca centrale del mondo dopo la Federal Reserve degli Stati Uniti.

Draghi ha senz’altro la caratura per affrontare problemi che vanno dalla gestione dell’emergenza sanitaria al collasso economico, fino alla questione del Recovery Fund. Ma avrà anche la volontà di fare tutto ciò nell’esclusivo interesse del Paese? Sono incognite a cui si potrà iniziare a dare risposta solo nelle prossime settimane. Nel frattempo occorre evitare di pensare e agire d’impulso, sulla base di sensazioni, dettate vuoi dal chiacchiericcio mediatico, vuoi da un dissenso istintivo. Converrebbe piuttosto tornare a riesaminare a fondo la storia del rapporto fra Draghi e l’Italia per capire dove, come e fino a che punto ha finora agito servendo gli interessi esclusivi degli italiani al di là degli interessi di entità extra-nazionali.

Tuttavia ormai il Paese sembra essere nelle mani del banchiere ed economista. Questa partita la giocherà Draghi togliendo di mezzo, si spera, tutte quelle mezze figure che corrono ora da lui con il cappello in mano. Nell’interesse generale si ritiene che anche la destra debba tentare di imporsi puntando ai contenuti. Degne di attenzione sono le osservazioni di Giulio Sapelli, che in merito nota come “bisogna incoraggiare la formazione di un Governo dalla solida base parlamentare” attraverso una grande opera di concertazione a cui Draghi si dimostra aperto. In base ai più recenti sviluppi l’impressione è che, dopo le prime esternazioni, anche Giorgia Meloni potrebbe decidere di avere un approccio più flessibile, con l’astensione e concedendo margini di manovra più ampi. Così, unitamente a Salvini, non intaccherebbe l’integrità della coalizione di centrodestra. Nicola Silenti (ilsarrabus.news)

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