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Published on Marzo 19th, 2020 | by Redazione

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LA RIFLESSIONE, Ci salveremo dal Coronavirus? Sì, ma solo con comportamenti responsabili

Il coronavirus è un problema serissimo e non ci possono essere atteggiamenti e comportamenti superficiali al riguardo, tanto più ora che l’Italia intera è zona protetta, cioè zona rossa di fatto. Certo, nella diffusione del virus e nella gestione mediatica della vicenda ci sono state comunicazioni spesso contraddittorie, ma credo che sia necessario comprendere la gravità della situazione e accettare il fatto che questo virus ci accompagnerà per molti mesi ancora, senza specifici antivirali e, soprattutto, senza un vaccino da contrapporre al suo contagio, per cui tutti dobbiamo farci carico di stigmatizzare i comportamenti irresponsabili di quei tanti concittadini che non rispettano le prescrizioni governative contenute nell’ultimo DPCM e nei prossimi che verranno.

 

Incominciamo intanto a chiarire un aspetto tipico di certa vulgata “giornalistica” più dedita al sensazionalismo che alla sostanza delle cose. Mi riferisco qui all’uso delle parole, laddove si parla con tanta faciloneria di “progressione esponenziale” del contagio. Esponenziale? Non scherziamo, per favore, perché ce n’è abbastanza così com’è anche senza scomodare tale funzione. Se così fosse non saremmo in grado di riprenderla mai, altro che contenerla, perché non c’è al mondo alcun sistema politico e sanitario in grado di sviluppare un’efficienza ed efficacia tali da poter contenere e stroncare una pandemia basata su una funzione diffusiva di tipo esponenziale. Per un sistema democratico come il nostro e come quelli del mondo occidentale ciò non è possibile e neanche pensabile attuare le misure stringenti prese in Cina, anche se ci sono da tempo evidenti segni accentratori delle decisioni che pongono alcune doverose riflessioni sull’ordinamento democratico e sui suoi strumenti.

Cosa ci sta salvando? In questa grave circostanza del coronavirus che è destinata a durare nel tempo, ci salvano i decreti del Governo e, soprattutto, il nostro sistema sanitario nazionale, uno dei più efficienti del mondo se non il più efficiente, con il suo principio di universalità perché la cura è garantita a tutti, ricchi e poveri e tutti vengono curati indipendentemente da quanti soldi sono presenti nel proprio conto corrente. Altra cosa di cui possiamo andare orgogliosi è che il nostro sistema sanitario è un “unicum”.

Dobbiamo difendere e pretendere un’inversione di tendenza nei riguardi del sistema sanitario nazionale. In 10 anni di tagli per circa 37 miliardi di euro, tantissime risorse sono state dirottate verso la sanità privata e anche la Sardegna ha visto crescere questa tendenza, soprattutto con la nascita del Mater Olbia, così ribattezzato a seguito del fallimento e dello scandalo del San Raffaele in salsa olbiese, un ospedale di proprietà della Qatar Foundation finanziato dalla Regione Sardegna con 150 milioni di euro sottratti alla sanità pubblica nei soli primi tre anni, finora.

Se, disgraziatamente, i primi focolai si fossero diffusi nelle regioni del Sud o in Sardegna, ne saremmo stati interamente e definitivamente travolti. Vogliamo parlare del sistema sanitario degli USA dove le cure sono affidate al plafond della carta di credito? Tanto per citare qualche esempio sembra che ci siano pochi contagiati, ma intanto sono presenti dei casi di coronavirus in oltre la metà dei paesi membri e non si dimentichi che chi si fa fare un “tampone” deve sborsare 3500 dollari.

Da tutta questa esperienza deve venir fuori con forza l’esigenza di rafforzare la sanità pubblica perché è l’unica che ci garantisce il diritto alla salute e la qualità delle cure. Per cui va chiesta a tutte le forze politiche l’impegno a invertire totalmente il percorso avviato nell’ultimo decennio nella sanità.

Il coronavirus rappresenta il paradigma della fragilità strutturale del modello di sviluppo che governa il mondo. Un nemico invisibile e infinitesimale come un virus, scoppiato in Cina, ha sconvolto l’economia mondiale, a partire dalle borse di tutto il mondo che hanno perso fino a questo momento circa il 30 per cento del proprio valore: un disastro mai visto, neanche in presenza delle due guerre mondiali del secolo scorso.

A fianco a questo aspetto, nella vicenda del coronavirus si pone senza dubbio anche un problema di ordinamento democratico. Le decisioni sulla sanità vengono prese “espropriando” il ruolo delle Regioni. E’ auspicabile che i DPCM siano presto accompagnati non solo da una consultazione di alcune forze di opposizione, ma siano ratificati da un vero voto del parlamento. Solo così non si violano le prerogative dell’equilibrio dei poteri su cui si basa la nostra Costituzione, anche perché un precedente come questo per cui l’esecutivo, formalmente legittimato da una situazione di emergenza, agisce d’imperio nei confronti di tutti (non succede neanche nel caso di una dichiarazione di guerra) potrebbe essere presto usato da chi appena qualche mese fa chiedeva “i pieni poteri” con tutte le conseguenze facilmente immaginabili.

C’è anche la strana coincidenza della contemporanea presenza della più grande esercitazione militare degli ultimi 25 anni denominata Defence Europe 2020. Difesa nei confronti di chi? Della Russia di Putin e della Via della Seta di Xi Jinping? Ancora una volta, l’Europa dov’è? Perché continua ad essere così supina nei confronti degli USA a oltre 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale quasi non potesse scegliere liberamente anche altre strategie di sviluppo e di cooperazione? Al di là di considerazioni di geopolitica, nel caso in questione bisogna parlare a voce alta di oltre 20.000 soldati americani con le loro famiglie liberi di circolare in Europa con tutte le restrizioni previste per noi europei mentre loro non sono tenuti al rispetto di nessuna precauzione e comportamento rispettoso dei vari provvedimenti emanati da ciascuno Stato. I soldati americani sono speciali anche all’interno della NATO, nel senso che non rispondono alle regole comuni ma solo alle proprie regole. Insomma, dal punto di vista della diffusione del virus è un disastro perché ci saranno comunque almeno 20.000 potenziali untori a stelle e strisce, senza che si sia formalmente levata neanche una parola di protesta da parte degli stessi organismi europei e tanto meno da parte dei singoli Stati. Appunto, si tratta di effetti collaterali che rischiano di aggravare il già pesante quadro politico sociale in cui si sta diffondendo il coronavirus.

Ci possiamo consolare con l’OMS che, con il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, così si è espressa su Twitter: «Il governo e i cittadini italiani stanno compiendo passi audaci e coraggiosi per rallentare la diffusione del coronavirus e proteggere il loro paese e il mondo. Stanno facendo autentici sacrifici. L’OMS è solidale con l’Italia ed è qui per continuare a sostenerla».

Le tecniche moderne di confinamento che stiamo attuando in questi giorni affondano le radici nella cultura medievale e, in effetti, di fronte a un nemico invisibile e così subdolo non abbiamo altre armi che quella di comportamenti responsabili che, limitando al massimo i contatti umani, rendano estremamente difficile per il virus trovare altri spazi di diffusione. L’unica arma seria a disposizione è stare il più possibile a casa, evitare ogni possibile contatto con l’autoisolamento ed evitare il collasso del sistema sanitario, anche perché non ci sono unità di terapia intensiva sufficienti per una diffusione drammatica come questa a cui assistiamo quotidianamente.

Vanno allora condannati in quanto pericolosi per la salute pubblica tutti i comportamenti basati su superficialità e minimizzazione che tendono a considerare il coronavirus come una normale influenza, perché della normale influenza non ha nulla: né del tasso di mortalità né della velocità di diffusione.

Se ci saranno comportamenti responsabili, ne verremo fuori più forti e più consapevoli della nostra fragilità come di quella del mondo che abbiamo costruito. Ma bisogna essere coscienti che il fenomeno durerà ancora a lungo e con questo continueremo a convivere e deve essere una convivenza attenta anche a tutto ciò che gira intorno al coronavirus, avendo la forza di denunciare ogni fatto ed effetto collaterale che alteri le regole della democrazia e della rappresentanza.

Fernando Codonesu (Presidente della Scuola di Cultura Politica Francesco Cocco)

(ilsarrabus.news)

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