Apertis Verbis

Published on Aprile 20th, 2020 | by Redazione

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LA LETTERA. Le conseguenze del Covid-19 nel Sarrabus? Un disastro sociale

Sono una lavoratrice stagionale e in questi giorni sto realizzando ciò che probabilmente mi rifiutavo di accettare: la stagione estiva salterà, gli alberghi non apriranno, i pullman non viaggeranno da e per l’aeroporto carichi di turisti, non vedremo auto sbarcare dalle navi dirette verso le nostre belle coste. Chi effettuava escursioni via mare non avrà clienti, noleggi con conducente e taxi saranno fermi. Ristoranti e bar non lavoreranno.

 

Migliaia di persone non potranno lavorare, non prenderanno la disoccupazione nei mesi successivi e, a meno che il governo non dia a tutti un reddito di cittadinanza, non potranno fare acquisti se non di beni essenziali e pagare utenze. Molti ricorreranno all’aiuto dei genitori pensionati, se son fortunati. Chi potrà acquistare dalle attività locali? Andare dalla parrucchiera e dall’estetista? A cosa serve chiedere ai cittadini di acquistare nel proprio paese/città piuttosto che on line se le persone non avranno reddito?

Questa domanda non è volta a riflettere sulla rinuncia da parte dei consumatori, quanto a farlo dal punto di vista dei commercianti e dei professionisti, di un settore piuttosto che di un altro. Potrà il governo farsi carico di erogare pensioni, cassa integrazione, salari, contributi e bonus? Per quanto tempo? Cosa entrerà nelle casse dello Stato da qui all’anno prossimo con attività ferme o chiuse? Attività che se riusciranno a lavorare, verseranno cifre nettamente inferiori a quelle degli anni precedenti.

Dal punto di vista sociale, i cittadini si sono divisi in due fazioni: chi terrorizzato teme il contagio in maniera assoluta, e chi ha un atteggiamento meno apprensivo, più ottimista, volto a pensare che non necessariamente contagio significhi morte certa e che aspetta un via libera per il ritorno alla normalità. Sarebbe assurdo pensare di riprendere la nostra quotidianità quando il corona virus sarà stato debellato.

Nessuno oggi si assumerebbe la responsabilità di una simile dichiarazione in quanto il ripresentarsi di eventuali casi aprirebbe una ricerca del “colpevole” di una tale leggerezza. Allora meglio la ripartenza cauta, suddivisa in più fasi, com’è giusto che sia. Allora qual è il punto?

Il punto sarà la disperazione di tante persone, tante famiglie che sono consapevoli di quanto detto prima, persone che non vedono dinanzi a sè nessuna certezza e nessuna speranza. Se salta la stagione estiva, in Sardegna non si lavora più fino alla successiva. La situazione già drammatica a livello di perdite umane, rischia di diventarlo ancora di più dal punto di vista economico. Cosa ci aspetta da qui alla fine dell’anno? Lo scenario non mi pare dei migliori.

Daniela De Stefano – Muravera

(ilsarrabus.news)

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