Apertis Verbis

Published on Aprile 29th, 2020 | by Redazione

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LA LETTERA. I medici del San Marcellino sul Covid-19: “Nessun allarmismo, ascoltate il vostro corpo”

Cari concittadini, così sento di potervi chiamare introducendo questa lettera aperta in una pagina della voce del Sarrabus generalmente rivolta alla divulgazione scientifica. Certo, concittadini, perchè questo sento di rappresentare dopo circa 30 anni di servizio come medico chirurgo del San Marcellino, presidio ospedaliero dove sono cresciuto professionalmente e dove tutt’oggi mi trovo a lavorare come sarrabese acquisito, affrontando insieme ai miei colleghi una difficile sfida. Oggi però non parlerò di comuni patologie, bensì di una rara e pericolosa pandemia, quella da Covid-19.

 

Lungi dal volermi sostituire ad eminenti scienziati epidemiologi, virologi ed infettivologi dei quali non possiedo la preparazione e l’esperienza. Tuttavia voglio fare delle riflessioni su come affrontare questo terribile momento. Partendo dallo slogan più diffuso voglio chiarire dei concetti basilari:

Dovete stare a casa. A casa non vuol dire in piccole micro comunità ma se possibile stare separati anche all’interno della propria abitazione. Uscite solo per stato di necessità.

Lasciate le persone anziane isolate fisicamente ma senza far mancare la vostra quotidiana presenza con telefonate, video telefonate e quant’altro le moderne tecnologie possano permettere.

Limitate le uscite con azioni di mutuo soccorso che permettano ad un numero limitato di persone di fare la spesa ed acquisti necessari per gruppi di famiglie (soprattutto quelle composte da persone anziane).

Così, rifacendomi al testo iniziale, dobbiamo fare tutto convinti che vinceremo di sicuro, convinti che queste restrizioni sono utili, convinti che infrangendole anche una sola volta può essere pericoloso, convinti che oggi più che mai la non unione fisica fa la forza per interrompere la diffusione del virus. Ciò non vuol dire separazione sociale, ma in momenti come questo, bisogna stare vicino ai più deboli e agli anziani (memoria storica della società).

In questo momento di difficoltà un pensiero particolare deve essere rivolto alla categoria degli Infermieri che con abnegazione sta dando una grande lezione al Paese, al netto di un riconoscimento economico tra i più bassi d’Europa. Gli stessi infermieri che nel nostro ospedale stanno permettendo l’attività di triage e Pronto Soccorso, assistenza ai malati oncologici ed esami endoscopici di screening in attesa di poter riprendere la normale attività medica e chirurgica.

Vorrei concludere dandovi pochi e utili consigli come quello di tralasciare le inutili e dannose fake news, seguite invece ciò che dicono seri e riconosciuti scienziati.

Poche le regole da seguire:

Lavare spesso le mani, igiene del volto evitando il contatto tra le mani e le mucose. Sconsigliato l’uso delle lenti a contatto. Uso di mascherine e distanziamento fisico (almeno 1,5 metri) nelle poche, si spera, occasioni di contatto fisico. Ripeto, nessun allarmismo, ascoltate il vostro corpo, al contrario di altri non vi mentirà, e se dovessero apparire sintomi simil-influenzali (cefalea, rialzo termico e tosse dolori muscolari etc) valutate attentamente la vostra resistenza allo sforzo fisico con un semplice test che consiste nella risalita e discesa di una rampa di scale o di una camminata sempre nell’ambito della vostra abitazione vi accorgerete subito se reggete allo sforzo o se compare difficoltà respiratoria. In tal caso contattare subito il medico di famiglia che vi darà i consigli utili del caso.

Comunque, in qualsiasi momento, noi medici e infermieri del San Marcellino ci siamo al di là di ogni enfasi retorica che definisce i sanitari degli eroi. Non ci sono eroi, ma solo dei professionisti che svolgono come sempre il loro lavoro. Non dobbiamo dimenticare che fino a poco tempo fa gli stessi che oggi parlano di eroi parlavano di malasanità, guai ai paesi che hanno bisogno di eroi.

Vi lascio invitandovi a riflettere su queste poche righe tratte da Le città invisibili di Italo CalvinoL’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio“.

Gianfranco Cogoni – medico dell’ospedale San Marcellino, Muravera

(ilsarrabus.news)

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