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Sarrabus

Published on Marzo 16th, 2020 | by Redazione

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INCHIESTA. Covid 19 e continuità territoriale, due pesanti mazzate sul turismo del Sarrabus

Annus Horribilis per il turismo. Ormai si iniziano a contare i danni di questa stagione turistica sulla piovono ogni giorno una sfilza di disdette da parte di turisti, tour operator e agenzie di viaggio. La già fragile economia generale e quella turistica in particolare del Sarrabus rischia di sprofondare sotto il peso della crisi da Coronavirus nonostante, per ora, la Sardegna sembra rimanere immune rispetto ai numeri di contagiati del nord Italia.

 

Stiamo sentendo la pressione della psicosi da contagio che sta provocando moltissime disdette nelle strutture ricettive alberghiere e extra alberghiere. Al problema sanitario nazionale in Sardegna si aggiunge l’incertezza dei servizi del trasporto aereo e marittimo. Forse anche un robusto sistema economico subirebbe il tracollo davanti a tante difficoltà sommate insieme e concentrate nel periodo in cui l’Isola dovrebbe raccogliere i frutti di una stagione turistica alle porte che appare, a questo punto, sempre più compromessa.

Le tre principali località turistiche del Sarrabus – Muravera, Villasimius e Castiadas – rischiano davvero grosso. Il grafico ci mostra la ripartizione delle presenze turistiche più importanti divise per provenienza. La Lombardia ha il podio delle presenze nel Sarrabus con 352.868 presenze che vista la situazione contingente è stimabile prevedere un forte calo se la situazione sanitaria e in parte dei trasporti (CT1) non si risolverà in fretta auspicando che non lasci strascichi. A questo punto sarebbe necessario, se vogliamo evitare il peggio o addirittura il disastro, come annuncia Federalberghi, cambiare immediatamente la strategia di comunicazione e promozione per riparare il conto economico con i turisti provenienti da aree territoriali o da Paesi che non disporranno restrizioni di viaggio verso la Sardegna. Il rischio di fallimento della stagione turistica è molto forte e serve una decisa sterzata da parte di tutti gli operatori e delle istituzioni.

Il Sarrabus soffre da anni di comportamenti campanilistici che certamente non lo aiutano, davanti a fenomeni mondiali come quelli che stiamo vivendo, a migliorare i fattori economici del territorio.

Almeno davanti a scenari come quelli descritti i sindaci dovrebbero per primi guidare le azioni strategiche del riscatto per garantire prosperità a tutti. Anche grazie al Turismo. Come scrive Maurizio Goetz nella sua pagina Facebook «è inutile mantenere un approccio autoreferenziale che certamente non ci aiuterà a superare la crisi. I territori italiani devono smettere di guardarsi l’ombelico e di autoincensarsi, perchè minuscole operazioni di promozione turistica non porteranno da nessuna parte. Per ricreare un clima di fiducia occorre ritrovare un’unità e cominciare a collaborare. È il momento di superare il provincialismo, il campanilismo e rimboccarsi le maniche, altrimenti sarà una catastrofe». Con il rischio che il Sarrabus «subisca un danno incalcolabile per la sua economia turistica – prosegue Goetz – è indispensabile incontrarsi, confrontarsi e concordare una strategia post Coronavirus».

(Dis)Continuità territoriale e Sistema turistico. Sgomberiamo subito il campo dai dubbi che ci possono turbare ascoltando le tante voci che si sentono. L’impianto della continuità territoriale aerea così com’è concepita con le tratte concesse in esclusiva alla agonizzante Alitalia (AirItaly non la citiamo perché è finita in liquidazione) favorisce poco lo sviluppo del sistema turistico incoming. Nel 2019 la CT1 (Cagliari – Roma Fiumicino – Cagliari e Cagliari- Milano Linate – Cagliari) non è andata proprio bene e il grafico costruito sui dati forniti da Sogaer (Società di gestione dell’aeroporto di Cagliari Elmas) mostra una flessione dei passeggeri a favore delle low cost che operano nel sistema aeroportuale lombardo (Bergamo, Malpensa) e romano (Ciampino). I passeggeri hanno preferito utilizzare le offerte dei vettori low cost offrendo un’evidente vantaggio a Volotea, Ryanair, EasyJet, Vueling. Vale quindi la considerazione che nel 2019 è grazie ai vettori low cost che è stato possibile salvare la stagione turistica. Aggiungo un elemento che dovrebbe farci riflettere e aiutarci a inquadrare il tema della Continuità territoriale. Ormai è abbastanza evidente che nessun vettore si presenterà alla prossima gara che la Regione dovrà predisporre e espletare entro il 31 dicembre 2020. Infatti gli oneri di servizio imposti al vettore aggiudicatario certamente indurranno gli operatori ad un’attenta valutazione. E lo stato in cui versa Alitalia, continuamente sussidiata dallo Stato per sopravvivere, ci deve convincere che probabilmente è arrivato il momento di ricercare soluzioni diverse da quelle preventivate mantenendo una ragionevole garanzia per la mobilità dei sardi.

Il 2020 sarà l’anno dei turisti sardi. Se le disdette continueranno ad arrivare anche nelle prossime settimane è verosimile prevedere che più di una struttura ricettiva dovrà rivedere i propri piani per la stagione 2020. Dobbiamo chiederci quindi quali decisioni prenderanno gli operatori turistici in conseguenza del disastro annunciato da tante fonti autorevoli. Le misure a sostegno del comparto turistico messe in atto dal Governo e dalla Regione Sardegna sono tutte da verificare sul campo e da quantificare. Il momento non è facile e la situazione davvero complicata per tutti. La psicosi da contagio sta interessando anche i sardi che prevedibilmente li indurrà, per questa stagione estiva, a rimanere prudenzialmente in Sardegna se non si torna rapidamente alla normalità.

Quindi possiamo ritenere che i tanti sardi che in estate prevedevano di recarsi all’estero o nel nord della penisola quest’anno decidano di trascorrere le vacanze in Sardegna. Allora, come accadeva prima di vedere espandersi il fenomeno delle low cost, potrebbe verificarsi che una parte di quei lombardi che rinunceranno a trascorrere le vacanze in Sardegna siano rimpiazzati dal turismo nostrano che decide di non rinunciare alle vacanze ma mitigando i rischi preferisce evitare spostamenti.

Alla luce di questa valutazione potrebbe succedere che le strutture ricettive elaborano un piano di azione che facciano in modo di incentivare l’aumento delle presenze turistiche regionali favorendo anche con pacchetti ad hoc la permanenza in struttura ricettiva e proiettando la presenza media di 2,93 notti rilevate nel 2018 a 5 notti e auspicando un trend pari al doppio degli arrivi in virtù proprio del fatto che molti sardi decidono di non spostarsi fuori otteniamo un ottimo 286.200 presenze. Certo questo forse non basta ma aiuta a mitigare le perdite che potrebbero arrivare dal campione di provenienza lombardo. Nel mentre che il dramma e l’incertezza sta consumando gli imprenditori turistici è indispensabile trovare le forme più coese e leali per tutelare il territorio sarrabese che non perdonerebbe mai ai politici la loro incapacità di dialogo e azione comune.

I nostri Comuni e il turismo. Il turismo e soprattutto le presenze turistiche interessa moltissimo anche i nostri Comuni da quando hanno deciso di applicare l’imposta di soggiorno per ogni notte trascorsa nelle strutture ricettive. Quindi se diminuiscono i turisti presenti diminuiranno anche le entrate dell’imposta con gravi conseguenze per le casse comunali che si rifletterà nella stagione 2021. Ecco perché questa crisi va affrontata con determinazione e capacità strategiche che deve impegnare prima di tutto i Comuni. In tutto questo non aiuta la politica regionale sul turismo. La legge che riguarda il comparto del turismo promulgata a luglio 2017 è praticamente ferma e inattuata. Questo ha portato, ad esempio, Villasimius a procedere con iniziative autonome per cercare di dare una forma compiuta alle azioni necessarie a favorire lo sviluppo turistico.

In pratica si agitano un po’ ma poi bisogna vedere i risultati ottenuti al netto degli annunci. Un capitolo a parte lo merita l’analisi delle attività di promozione turistica istituzionale. In attesa che anche il Sarrabus scopra qualche guru capace di teorizzare modelli complessi di sviluppo turistico i Comuni procedono in ordine sparso e con iniziative da vendita di acqua minerale. Questo ha portato a declassare il nome Sarrabus, inteso come aggregato identitario di cultura e tradizioni, ritenendo che procedere da soli sia meglio. Forse la voglia di apparire migliore del vicino ha prevalso nelle scelte degli amministratori. Certamente non è una scelta lungimirante che nel tempo danneggerà chi l’ha messa in atto. Speriamo che quando lo capiscano non sia troppo tardi.

Le aree balneari che valorizzano i territori di Villasimius, Castiadas, Muravera e Villaputzu sono da anni al centro di interessi edilizi. Tutto questo ha portato alla creazione di enormi aggregati di case, vedi Costa Rei, che poi finiscono nel mercato delle seconde case offerte ai turisti. Se questo tipo di offerta rimane nel sommerso il primo a ricevere un danno è proprio il Comune che non riscuote l’imposta di soggiorno. Analizzando i dati forniti da Airdna.co (estratti da Airbnb e Homeway) e confrontandoli con il registro regionale iun.gov.it il Sarrabus conferma la sua propensione al sommerso in linea con il resto d’Italia. La grafica mostra quale sia la distanza tra i dati ufficiali e l’offerta di alloggi in gran parte sconosciuti ai Comuni. Sarà interessante sapere quali azioni intraprenderanno i Comuni dopo che apprendono la situazione presente nei loro territori.

La comunicazione digitale per conquistare spazio nel mercato turistico. Molti di noi si stanno stancando di accendere la televisione e vedere costantemente servizi che parlano solo di Coronavirus. Sembra che non ci vogliono lasciare la speranza e molti titoli e contenuti, a tratti apocalittici, rafforzano il senso di vulnerabilità nelle persone inducendole a ritardare le scelte comprese le vacanze. Come ho avuto modo più volte di scrivere le istituzioni sarde stanno seppellendo la promozione turistica digitale. Il livello dei siti web di promozione della destinazione turistica fa pena e i contenuti sono praticamente inutili se non dannosi.

Questo è il momento di mettere davvero mano al piano editoriale dei contenuti di promozione turistica ricercando quanto più possibile il dialogo con tutti i potenziali turisti in Sardegna, in Italia e in Europa. I Comuni del Sarrabus devono fare la loro parte attribuendo alla comunicazione un valore che va oltre il simbolico e devono soprattutto misurarla costantemente perché il tempo è poco e l’insuccesso è una minaccia vera. A fronte dei ricavi provenienti dall’imposta di soggiorno gli investimenti nella comunicazione digitale sono molto bassi e in qualche Comune addirittura inesistenti.

La comunicazione digitale per la promozione turistica dovrebbe essere la via principale per raggiungere i potenziali turisti soprattutto alla luce di quanto afferma Osservatori.net che rileva che il 70 per cento dei turisti opera le sue scelte attraverso i canali digitali. Ancora una volta si può rilevare che i Comuni sarrabesi sono in ottima compagnia e viaggiano in prima classe con mamma Regione che da anni ha abbandonato le azioni di promozione turistica sui i canali digitali.

Sandro Usai

(ilsarrabus.news)

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