Ballao

Published on Marzo 21st, 2020 | by Redazione

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GERREI, Parla il medico di famiglia: “Siamo in prima linea contro il Covid-19. Cittadini, non uscite”

Lui è un medico di famiglia, o, come ama definirsi, un medico “di campagna” e il suo telefono da che l’emergenza Coronavirus è “sbarcata” anche in Sardegna squilla almeno dieci volte al minuto. Ma Fabio Barbarossa, medico a San Nicolò Gerrei e Ballao, non si scompone: “ Anche oggi – dice al cronista – come ormai da quasi quarant’anni, sono qui nel mio ambulatorio ad assistere tutti coloro che ne avessero bisogno, anche telefonicamente”.

 

La gente, anche nel Gerrei, territorio periferico, isolato, fra i più poveri dell’Isola, è preoccupata, anche e soprattutto dopo la scoperta di due persone positive al virus proprio a San Nicolò Gerrei, uno dei paesi dove presta la sua opera il dottor Barbarossa.

“La preoccupazione, se non il panico – spiega il “medico di campagna” del Gerrei – è anche dovuta alle informazioni spesso discordanti che la gente non riesce a valutare. Ad esempio, riguardo a chi è colpito da questo maledetto virus, bisognerebbe fare una divisione netta fra persone sospette, probabili o certe. Invece, si mette in un unico calderone e questo non contribuisce alla chiarezza”.

Anche l’overdose di informazioni di questi giorni drammatici non contribuisce di certo a tranquillizzare la cittadinanza: “Certo, vedere immagini come la fila dei camion militari che porta via le salme delle persone che il cimitero di Bergamo non riesce a cremare – spiega il dottor Barbarossa – danno l’idea chiara del pericolo di morte imminente e questo crea panico nella gente. Compito del medico di famiglia, la figura alla quale, spesso e volentieri, specie nei piccoli centri come quelli del Gerrei, ci si rivolge per primi, hanno il compito di rassicurare e dare informazioni corrette circa i comportamenti da tenere. Lo stesso compito hanno i sindaci, gli amministratori e le forze dell’ordine”.

La gente è spaventata ma proprio i comportamenti della cittadinanza possono essere decisivi per uscire da una situazione che, giorno dopo giorno, sembra essere sempre più drammatica: “Proprio così – conferma Fabio Barbarossa – Il punto è che, come viene ripetuto in tutte le salse, i cittadini devono stare e casa. Se ci si muove bisogna farlo in casi di effettiva necessità, tendendo le distanze di sicurezza e con razionalità. Molto importante è l’igiene personale in particolare il lavaggio accurato delle mani, misure che anche i nostri nonni conoscevano bene. Il virus si trasmette da persona a persona e se si blocca questo passaggio riusciremo a sbarazzarcene prima. Le mascherine? Se le si ha a disposizione è bene usarle sempre e in ogni caso. Non sono un salvavita ma contribuiscono a rendere la vita più difficile al Covid-19. E poi valgono gli accorgimenti di base. Nei piccoli centri il medico di famiglia ha una funzione importante anche dal punto di vista della sicurezza visto che, grazie a “radio paese” conosce i comportamenti, magari anche quelli scorretti, dei cittadino. Bisogna essere responsabili e, questo bisogna dirlo, coloro che sono arrivati da oltre Tirreno, specie dalle zone “rosse” e se ne sono altamente infischiati di ottemperare agli obblighi non solo di legge ma anche morali, non autodenunciandosi, non rispettando la quarantena e tenendo comportamenti scorretti, sono da condannare”.

Le mascherine, però, sembrano essere merce rara di questi tempi, per non dire preziosa e gli stessi medici e infermieri che prestano la loro opera a rischio della vita ne denunciano con forza la carenza: “E’ la realtà delle cose – conferma Barbarossa – il personale medico e paramedico non solo rischia di essere contagiato ma anche di diventare a sua volta “untore”. In questa situazione sarebbe utile, che anche qui in Sardegna tutti i medici e paramedici fossero sottoposti la tampone per evitare l’estendersi del contagio che nell’Isola ha colpito il personale degli ospedali”.

E i medici di famiglia? “I nostri ambulatori sono vuoti per le misure di sicurezza adottate dallo scoppio dell’epidemia – spiega il medico di famiglia del Gerrei – Le ricette vengono trasmesse direttamente alla farmacia. Certo, c’è ancora molto da fare per educare le persone a gestire se stesse ed evitare un sovraccarico per noi medici che, lo assicuro, in un’emergenza simile stiamo facendo il possibile e l’impossibile”.

L’ultimo appello del dottor Barbarossa è quello di guardare all’esperienza degli anziani per uscire da questa situazione: “Sono proprio questi ultimi – dice – che avendo vissuto il dramma delle guerre e delle carestie a queste associate, che con il loro comportamento e la loro umanità, ci fanno ben sperare che tutto possa andare per il meglio e che in definitiva tutto ciò che non ci ucciderà ci fortificherà”.

(ilsarrabus.news)

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