Apertis Verbis

Published on Luglio 14th, 2020 | by Redazione

0

EDITORIALE, Una vergogna a caratteri cubitali: quella di un ospedale che muore

Vergogna. Bisogna scriverlo a caratteri cubitali perché il concetto e il messaggio devono arrivare belli chiari. La vergogna è quella di diritti, quelli alla salute e all’assistenza, in particolare in situazioni d’emergenza, che non vengono adeguatamente garantiti ai cittadini del Sarrabus-Gerrei. Tagli, tagli e ancora tagli che vengono presentati come cose normali (“in tutta Italia si fa così”) e che l’emergenza Coronavirus ha fatto passare come provvedimenti necessari.

 

E’ mai possibile essersi ridotti a non avere nemmeno un pronto soccorso ma solo un “punto di primo soccorso”, una versione potenziata della guardia medica dove non è possibile nemmeno fare una flebo per calmare i dolori di normale colica, operazione per la quale è necessario correre a Cagliari a sirene spiegate sottraendo uomini e mezzi al 118 locale? Se non fosse tutto dannatamente vero potremmo pensare che si tratti di una barzelletta di quelle che, però, non fanno ridere nessuno. E ancor meno fa ridere il fatto che l’emergenza Covid ha reso un’impresa un semplice ricovero: chiunque abbia bisogno delle cure che solo un ospedale può erogare rischia di vedersi sbattuto a Cagliari, lontano dalla propria terra e dalla propria famiglia.

E mentre le ultime promesse in ordine di tempo sono state regolarmente disattese (quella di riportare gli anestesisti nel Sarrabus e magari qualche altro specialista) passano davanti agli occhi dei cittadini le ultime passerelle di politicanti in libera uscita in visita al San Marcellino, le solite facce, quelle che a destra, a sinistra o al centro, hanno fatto polpette della sanità regionale e locale e che, purtroppo, con tronfia arroganza, continuano a dettar legge come se il concetto di vergogna non appartenesse loro. Risparmiateci altre passerelle, cari signori, continuate pure a fare “come si fa nel resto d’Italia”, continuate a lasciare a ragionieri senza cuore e con in testa il solo scopo di “razionalizzare” il compito di massacrare quello che ancora ci rimane.

Del resto la scusa è bella pronta: il Covid o qualcos’altro, l’importante è tagliare. Che poi al povero cittadino non rimanga altro che schiattare in ambulanza mentre spera di arrivare a Cagliari poco importa: i morti sono già nel conto. Gettare addosso le colpe agli “squali” è sicuramente semplice e non si sbaglia: però anche noi cittadini che negli anni abbiamo snobbato i servizi che meno di quindici anni fa l’ospedale erogava (vedi quello di Ostetricia e Ginecologia) dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. A poco serve lasciare ridicoli “Rip” e lacrimucce sui social quando ci scappa il morto. L’erba del vicino, Cagliari, non è sempre la più verde e ce ne accorgiamo ora che siamo costretti a mangiarla controvoglia perché (forse) abbiamo realizzato che la nostra è più genuina.

E i nostri (cari) sindaci? Per l’ennesima volta chiediamo loro di agire di concerto e con iniziative di spessore, magari propositive. Non serve a niente presentarsi elegantissimi alle passerelle di Tizio e Caio al San Marcellino e fare la figura dei cagnolini al guinzaglio. Alzare la voce e far mangiare le proprie fasce tricolori a chi di dovere a prescindere dalle preferenze politiche, potrebbe essere utile a far capire a chi vuol far polpette della sanità locale che il Sarrabus non intende rinunciare ai propri diritti.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

:

Tags: , ,


About the Author




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top ↑