Apertis Verbis

Published on Dicembre 12th, 2020 | by Redazione

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EDITORIALE, Il Natale del Sarrabus fra famiglie divise e speranza

Le luminarie sono spuntate qua e là nei paesi del Sarrabus, meno, molto meno degli anni scorsi ma ci sono e ci ricordano che, fra un ondata e l’altra di contagi è arrivato Natale. Un Natale di guerra, lo possiamo definire: non ci sono le bombe, per fortuna, ma il clima è pesante e la voglia di festeggiare poca. Non ci sarà nemmeno quello che “coloro che hanno capito” considerano un “pericoloso” fattore di contagio: le Sante Messe di mezzanotte, se non altro per ricordarci che la fede, in questo preciso momento storico, è una solida zattera di salvataggio. E guai a chiederle: si rischia di passare per untori. Per di più, nei giorni “caldi” della festa sarà forse impossibile spostarsi da un paese all’altro, a meno che, come affermato da “influenti” membri del Governo, non ce lo “permettano”. Una graziosa concessione, insomma, in mancanza della quale chi ha i genitori anziani in un paese del Sarrabus ma vive nel centro a un tiro di schioppo, dovrà scordarsi di andarli a trovare. Solitudine, famiglie divise, tristezza, crisi economica, futuro negato. Le uniche prospettive sembrano lo screening di massa della Regione che partirà sotto proprio Natale (a mo’ di regalino) e dai vaccini, visti come rimedi miracolosi affinché “tutto torni come prima”. Ma sarà poi così? Tornerà tutto come prima o dovremo adattarci a vivere fra un’ondata pandemica e l’altra e con sempre maggiori compressione delle nostre libertà di cittadini, accettate di buon grado, perché servono a “proteggerci”? Sorvoliamo sulla risposta in mancanza di sfera di cristallo, anche se tanto ci sarebbe da dire. Tutt’al più, da esseri umani, ci auguriamo che almeno Villaputzu, Muravera e San Vito, le tre cittadine del Sarrabus divise da una manciata di chilometri, nei giorni in cui gli spostamenti da un comune all’altro saranno (forse) vietati, siano considerate un unico centro urbano per evitare dolorose divisioni nelle famiglie e che, comunque, le forze dell’ordine deputate a controllare eventuali trasgressioni ai diktat governativi, non siano inflessibili con chi cerca di tenere insieme la propria famiglia. Questo sì, sarebbe un miracolo di Natale. E’ vero i territori comunali sono quelli che sono, i confini, amministrativamente parlando, esistono. Ma è pur vero che un Sarrabus coeso, con una forte unità d’intenti e non quello attuale dove ogni comune si fa gli affari propri, forse sarebbe riuscito proprio in questa triste situazione a farsi considerare come unico centro urbano, almeno limitatamente a Muravera, Villaputzu e San Vito. Ma tant’è: basti vedere com’è stata gestita da marzo l’emergenza pandemica per rendersi conto che c’è poco da attendersi per il futuro. La lezione è arrivata dal vicino Gerrei, la cui Unione dei Comuni ha dato il via ad uno screening anti-Covid che coinvolge tutti i centri di quel territorio. Uniti. Nelle nostre contrade, dove l’unità non sanno nemmeno dove sta di casa, la pensano diversamente: Villaputzu farà la sua campagna di test, Muravera pure, Castiadas e Villasimius l’hanno già fatta, San Vito chissà. Qualcuno spieghi ai nostri amministratori che in questo modo non si va da nessuna parte. Capiranno? Intanto continuiamo a vedercela con la paura strisciante per possibili contagi che rende grigie anche le più belle giornate di sole. Forse, per vincerla, giova ricordare un famoso brano evangelico: “Perché avete paura, non avete ancora fede?”. La frase la pronunciò un certo Gesù Cristo duemila anni fa. Varrebbe la pena di spendere un po’ del nostro prezioso tempo per rifletterci. Buon Natale a tutti. (Michele Garbato)

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