Sei persone agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, altre cinque sottoposte all’obbligo di presentarsi ogni giorno alla polizia giudiziaria e beni sequestrati per circa 42 milioni di euro. È il bilancio dell’operazione della Guardia di finanza di Cagliari su una società di fornitura di lavoro temporaneo finita in liquidazione giudiziale, con debiti complessivi accertati per circa 118 milioni. Gli indagati sono quattordici, per ipotesi di bancarotta e autoriciclaggio; undici sono destinatari delle misure disposte dal giudice del Tribunale di Cagliari su richiesta della Procura. Secondo gli investigatori, dal 2018 sarebbero stati sottratti all’impresa circa 78 milioni di euro, prima della liquidazione. La società aveva uffici in Lazio, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Sardegna. Tra i creditori figurerebbero soprattutto migliaia di lavoratori impiegati presso aziende italiane della grande distribuzione, dell’edilizia, delle costruzioni meccaniche, della logistica e dell’impiantistica. Gli accertamenti hanno rilevato contributi non versati per quasi 65 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta c’è un presunto sistema di trasferimento delle risorse verso undici società collegate, due delle quali con sede in Romania. Le operazioni sarebbero state condotte dall’amministratore di fatto, cioè da chi gestiva concretamente l’impresa, e dagli amministratori formalmente incaricati che si sono succeduti negli anni, con il coinvolgimento di familiari dipendenti e prestanome. Per far uscire il denaro, la società avrebbe registrato stipendi enormemente sproporzionati a favore di alcuni dipendenti appartenenti alla famiglia dell’amministratore di fatto, oltre a costi per servizi inesistenti o duplicati forniti dalle società collegate. Queste ultime avrebbero poi registrato le somme ricevute come ricavi apparentemente regolari, reintroducendole nell’economia. Secondo la ricostruzione investigativa, i conti dell’impresa italiana sarebbero stati inoltre alterati inserendo crediti fittizi e indicando debiti previdenziali inferiori a quelli effettivi. L’obiettivo sarebbe stato nascondere l’incapacità della società di pagare i propri debiti ed evitare la liquidazione giudiziale.
Insieme all’esecuzione delle misure, sono state disposte ventisei perquisizioni nelle abitazioni delle persone coinvolte e nelle sedi delle società. Gli interventi hanno interessato le province di Cagliari, Sulcis Iglesiente, Nuoro, Belluno, Pisa, Livorno, Roma e Potenza. I finanzieri hanno sequestrato denaro, quote societarie e decine di immobili, nell’ambito del provvedimento che riguarda beni e somme riconducibili agli indagati per circa 42 milioni di euro. Su questo patrimonio i creditori danneggiati potranno eventualmente ottenere un recupero di quanto dovuto. L’indagine è partita dalla liquidazione della società e ha ricostruito i flussi di denaro, le operazioni con le imprese collegate e le registrazioni contabili precedenti al dissesto. (ilsarrabus.news)







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