SARDEGNA, Sospeso rilascio della concessione demaniale marittima per centrale eolica off-shore

La Capitaneria di Porto di Cagliari – Sezione Demanio ha comunicato con una nota di ieri l’avvenuta sospensione della procedura relativa al rilascio della concessione demaniale marittima richiesta dalla Ichnusa Wind Power s.r.l. di un’ampia area demaniale, di mare territoriale e d’interesse nazionale al largo del Sulcis per realizzarvi una centrale eolica off shore.
La sospensione è stata chiesta dalla stessa Società energetica in quanto il progetto è attualmente sottoposto a procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.). La sospensione era stata chiesta dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico odv (GrIG) con specifico atto di opposizione dello scorso 28 gennaio perché, spiegano gli ambientalisti, “sarebbe solo assurdo concedere per trent’anni un’ampia area demaniale, di mare territoriale e d’interesse nazionale al largo del Sulcis in assenza delle necessarie autorizzazioni ambientali per la realizzazione della centrale eolica off shore proposta”.
Al momento il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare per la fase di verifica preliminare, che precede la predisposizione dello studio di impatto ambientale finalizzato alla procedura di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) La fase di verifica è stata recentemente conclusa con la definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale (S.I.A.) da predisporre.
Numerose le osservazioni presentate dalla Regione autonoma della Sardegna, dal Ministero della Cultura, dal Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche Lazio, Abruzzo, Sardegna e dal Comando dei Vigili del Fuoco di Cagliari.
La concessione richiesta ha ad oggetto l’occupazione di 2.617,00 metri quadri di zona demaniale per la realizzazione di un cavidotto interrato sul molo di ponente del porto di Portovesme, che si estende dalla testata del molo sino all’uscita dell’area portuale fino ad allacciarsi alla stazione Terna Sulcis esistente.
Interessati anche 196.920,00 metri quadri di specchio acqueo (SP) nell’antistante mare territoriale per la realizzazione di un cavidotto sottomarino, dal molo di ponente del porto di Portovesme (SU) sino al limite delle acque territoriali ad ovest della Sardegna e 2.538.674,00 metri quadri di specchio acqueo oltre il confine del mare territoriale per la prosecuzione dell’elettrodotto marino e per l’installazione di n. 42 turbine con fondazione floating.
La Ichnusa Wind Power s.r.l. ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale eolica off shore, con 42 “torri eoliche” altre 265 metri, su una superficie marina di 49 mila metri quadri, a circa 35 chilometri (circa 19 miglia marine) dalla costa dell’Isola di San Pietro e del Sulcis (Sardegna sud-occidentale).
La potenza prevista è di 12 MW ciascuna per complessivi 504 MW, mentre “l’impianto eolico sarà formato da due sottoparchi costituiti da 21 turbine ciascuno. La distanza geometrica minima tra le singole turbine è 1800 metri”.  Le “torri” eoliche saranno galleggianti, e “costituiscono un innovativo sviluppo tecnologico del settore eolico che permette di realizzare parchi eolici offshore su fondali profondi” . La durata prevista della centrale eolica sarebbe di 30 anni e il cavidotto di collegamento dovrebbe approdare sulla terraferma a Portoscuso.
“Tutto legittimo – hanno spiegato gli ambientalisti del Grig – tuttavia, oltre il sensibile impatto ambientale, assolutamente tuttora non valutato, rimangono sospese parecchie domande sulla reale utilità per la collettività (non per l’azienda proponente) di un progetto energetico comunque impattante sull’ambiente e le varie componenti ambientali (fra le tante cose, lì passa la rotta migratoria del Tonno rosso, finora bellamente ignorata dal progetto), non sostitutivo delle fonti energetiche fossili ora utilizzate (non esiste alcun obbligo giuridico in tema) e non utile al comparto regionale, che già esporta quasi la metà dell’energia elettrica prodotta”.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico si chiede inoltre “a chi servirebbe un così rilevante quantitativo di energia, oltre a chi lo produce e ci guadagna? Attualmente (dati piano energetico ambientale regionale) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.  Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse. Tuttavia, oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia (cavidotti SAPEI e SACOI) , complessivamente 1.400 MW”. (ilsarrabus.news)

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