Villaputzu

Published on marzo 6th, 2018 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Due bracconieri del paese sorpresi dalla Forestale

Non si ferma l’attività condotta nell’ambito del piano antibracconaggio 2017/2018, disposto e coordinato dal Servizio Ispettorato di Cagliari del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna. Due uomini di Villaputzu, di 53 e di 60 anni, sono stati colti in flagranza di reato dagli agenti della Stazione forestale di Muravera mentre esercitavano l’uccellagione nelle località Su Acciou e Su Fenugaxiu nel territorio comunale.

 

Durante i controlli e le perquisizioni i Forestali hanno rinvenuto e sequestrato complessivamente 69 reti da posta per uccellagione, 15 tagliole, 18 tordi, 9 pettirossi congelati senza spiumatura e un colombaccio, rinvenuto morto in una delle reti predisposte dai bracconieri per la cattura.

Le operazioni antibracconaggio condotte dal Corpo forestale nel Sud Sardegna dall’inizio dell’anno contano 19 persone denunciate e 50 interventi per la bonifica di trappole.

(ilsarrabus.news)

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2 Responses to VILLAPUTZU, Due bracconieri del paese sorpresi dalla Forestale

  1. Egidio Loi says:

    Bracconieri
    Sembra una foto scattata agli albori del secolo scorso. Foto da brivido vedere questi uccellini uccisi da saccheggiatori del bosco. Mi ricordo ancora, circa 70 anni orsono, quando mio padre mi portava in campagna alla caccia di uccelli. Passeri, pettirossi, merli e quant’altro erano le prede preferite. Le trappole usate non erano lacci, bensì “su lazzu” un aggeggio che mio padre con sveltezza e maestria costruiva in casa, arte questa, che ho imparato anch’io. “Su lazzu” consisteva in filo di ferro, due mezzi cerchi di cui uno fisso e l’altro movibile, un congegno a scatto che scattava al momento in cui l’uccellino cercava di imbeccarsi il verme rosso fissato alla trappola come esca. Ricordo benissimo che mio padre usava anche una specie di colla che chiamava “vischio” che spalmava sugli arbusti di mirto e corbezzoli in fiore. Poi, se l’uccello impigliato nella trappola non fosse ancora morto mio padre lo prendeva e lo finiva dandogli un morso in testa. Di queste trappole mio padre ne aveva un centinaio. Un “lazzu” ce l’ho ancora a casa in ricordo ai quei tristi giorni. Si usciva la mattina presto per rientrare in prima serata con un sacchetto colmo di uccelli per la maggior parte passeri e pettirossi e qualche merlo. A casa, mio padre, orgoglioso come un condottiero dopo una lunga battaglia deponeva il bottino sul tavolo della cucina, ove mia madre con orgoglio contava quanti uccellini avevamo preso. 50 uccelli erano sempre il minimo. Lo spennare gli uccellini era il lavoro più faticoso perché la cucina era sempre invasa di penne che svolazzavano qua e là. Mia madre, indomita e ribelle, se pur con fatica andava oltre perché doveva preparare il sugo a base di carne di uccelli. Si usciva dal secondo conflitto mondiale scatenato da un essere immondo, ove le persone ogni giorno perivano di stenti perché il mangiare era insufficiente e per sfamare una famiglia numerosa si usavano tutti li espedienti per poter sopravvivere. Quasi trequarti di secolo fu la cosa più che normale ammazzare uccellini per sfamare una famiglia. Oggi, ai giorni nostri è impensabile e assurdo che ci siano ancora bracconieri che scorrazzano per le verdi campagne per trucidare uccellini che pesano una decina di grami. Se lo facessero per sopravvivere sarebbe più che lecito, se si fa per passatempo, è da evitare.

  2. kimonokaitoriya says:

    E chi li assumerà questi giovani e bravissimi tecnici e laureati in scienze forestali? Il governo italiano? Per ora quello che c”è adesso ha soppresso anche le guardie forestali. Speriamo in quello che ci sarà dopo le elezioni di dopodomani.

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