Cultura

Published on maggio 11th, 2018 | by Redazione

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STORIA. 1943, a Capo Carbonara il radar tedesco “Freya” controllava i cieli del sud Sardegna

Siamo nella primavera del 1943 quando la Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca, allo scopo di prevenire le sempre più numerose puntate offensive dei bombardieri e dei caccia alleati su obiettivi militari, civili ed infrastrutturali della Sardegna, nonché di  contenere le perdite di uomini per allarmi dati in ritardo dalle strutture inadeguate all’individuazione e segnalazione degli attacchi aerei, decise di potenziare la difesa radar della Sardegna.

 

Venne così creato un sistema di difesa elettronica che, unitamente alla rete di avvistamento dislocata in vari punti della costa sarda, permetteva di fornire un preavviso di alcuni minuti, utili ad una reazione di intercettamento e contrasto.

La postazione radar più importante della Sardegna venne costruita nel marzo del ’43 a Pula e venne chiamata in codice “Saturn”. Si trattava in un primo momento di due apparati, un Wasserman ed un Freya, ai quali venne affiancato un Wurzburg gigante (Riese).

Fra le postazioni antiaeree, dal giugno del 1943 compare il Freya di Capo Carbonara. Il Freya era un radar da avvistamento precoce, che di norma operava con un altro radar di tipo Würzburg Riese (“gigante Würzburg”) per il controllo del fuoco antiaereo. Il Freya operava con una lunghezza d’onda da 2,3 a 2,5 m, rilevava da lontano i bersagli in avvicinamento e poi passava il controllo al Würzburg.

Questo tipo di dispositivo era fortemente temuto dagli Alleati che il 3 settembre del 1943 attaccarono  con tredici  loro bombardieri le installazioni radar di Pula e Capo Carbonara scaricandovi oltre una tonnellata e mezzo di bombe per ciascuna località.  A Capo Carbonara, quattro colpi diretti colpirono il Freya, nonostante fosse circondato da una struttura corazzata, danneggiandolo fortemente.

L’8 settembre 1943 il personale tedesco abbandonò tutti gli impianti con le loro strutture che vennero fatte saltare in aria per non cadere in mano avversaria.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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