Il Deputato Antonio Scano fu una figura importantissima per lo sviluppo d..." /> STORIA. 1907, Villaputzu e la lentezza della burocrazia – IlSarrabus.news

Storia

Published on gennaio 13th, 2018 | by Redazione

0

STORIA. 1907, Villaputzu e la lentezza della burocrazia

Il Deputato Antonio Scano fu una figura importantissima per lo sviluppo di Villaputzu in quanto si prodigò presso il Governo al fine di ottenere i finanziamenti governativi per la costruzione di numerose opere pubbliche primarie. Nacque a Neoneli nel 1859. Fu avvocato, scrittore, giornalista letterario e un insigne politico. Ereditò dal padrino Giovanni Siotto Pintor le migliori qualità per esercitare le professioni di avvocato e giornalista. Fondò, sebbene molto giovane, il settimanale “La Gioventù Sarda” e a seguire collaborò con numerosi giornali isolani, tra i quali “L’Unione Sarda”. Fu fondatore dell’ “Avvenire della Domenica di Sardegna”, delle “Serate letterarie”, della “Vita sarda”, nelle quali si pubblicarono scritti giovanili di Grazia Deledda, di Enrico Costa e di Luigi Falchi. Fu Consigliere Provinciale, poi, eletto per varie legislature, dal 1904 al 1919, Deputato dell’Ogliastra, fu degno parlamentare dell’Isola. Si spense a Cagliari nel 1945.

Proprio nell’affrontare gli innumerevoli problemi dei Comuni a lui affidatogli da Parlamentare che emergono le difficoltà legate alla mancanza di erogazione di risorse economiche da parte del Governo a tutti quegli enti locali che necessitavano dei minimi servizi e di opere pubbliche, che come sappiamo nei primi anni nel 1900 erano inesistenti.

Tra il 1906 ed il 1907 il Sindaco del Comune di Villaputzu scrisse una lettera al Deputato Scano denunciando la mancanza di aiuti governativi verso una popolazione che viveva da sempre in una situazione di profondo disagio economico e sociale. Il 22 Gennaio 1906 il Sindaco scrisse: … Non nascondo il mio sconforto per il quasi disprezzo che dimostra il Regio Governo per le cose di questo Comune… è una trovata che non regge, se si pensa che il Comune di Villaputzu contribuisce alle finanze dello Stato per circa £ 30.000 d’imposte dirette non dovute. E’ ben vero che questo Comune è abituato ai ginocchi di sospensione (la sistemazione dei corsi d’acqua, il rimborso delle imposte per i danni di alluvione, la riparazione dei ponti e strade distrutte, la caserma, e la ruralità dei fabbricati), ma ciò non toglie il diritto di protestare e di palesare liberamente la nostra sfiducia per chi ci maltratta. Dolente, come la S. V. On. ma, dell’abbandono che lamenta…”.

A queste parole seguì una comunicazione molto forte del 16 Luglio 1907 del Deputato Scano al Sindaco di Villaputzu in cui si rimprovera la mancanza di fiducia nei suoi confronti per l’assenza dell’erogazione del servizio automobilistico nel Sarrabus. “… Io mi metto a completa disposizione di codesta Amministrazione Comunale assicurandola di tutto il mio interessamento per quanto riguarda le questioni che più toccano da vicino il benessere di codesto Comune. Miracoli io non ne so fare; ma credo di aver proficuamente speso la mia spesa a beneficio di codesta abbandonata regione. Se i frutti del mio alacre lavoro non si sono ancora veduti la colpa non è mia… Più di questo non posso, ne debbo far. Ma ho buona speranza che siano finalmente per risolversi le difficoltà finanziarie e che fra poco possa darsi mano alla risoluzione di tale problema…”. Ma il 20 Luglio del 1907 il Sindaco di Villaputzu smuove nuovamente il profondo malcontento della popolazione verso l’abbandono da parte del Governo e contro il lavoro del Deputato, che si difende così: “ Egregio Sig. Sindaco, mi giunge qua in Sardara, dove mi trovo pei bagni, gratissima sua del 20 corrente mese. Posso assicurarla che io non ho avuto né ho alcun risentimento per la protesta pubblicata ultimamente anche contro i rappresentanti politici del Sindaco Sig. A. Coas, che si è dimostrato sempre mio buon amico, e solo mi sono lamentato che non si fosse convenientemente apprezzata l’opera mia di Deputato, spesa per due anni dacchè sono alla Camera con tutto lo zelo possibile a beneficio del mio collegio e di codesta abbandonata regione. Disgraziatamente so bene che le popolazioni, frustrate nelle loro speranze che alimentano da tanto tempo, sono diffidenti ed impazienti: ed io che sono l’ultimo venuto e da così breve tempo mi trovo a rappresentare codesta Regione al Parlamento sono quegli che raccolgo il frutto del malcontento generale, come che sia mia colpa se da tanti anni a questa parte le legittime aspirazioni siano state deluse. In due anni di vita parlamentare quanti sono appena sufficienti per conoscere persone e cose, per adattarsi all’ambiente, per farsi in qualche modo notare in mezzo alla gran folla dei Deputati, si vuol pretendere da me che io, come al tocco di una bacchetta magica, rimedi ai danni del passato e alle trascuranze di tutti i Governi. E’ una vera ingiustizia, contro la quale non faccio discriminazioni, ma protesto con tutte le forze dell’animo mio, perché so di aver compiuto completamente al mio dovere ed ho la coscienza di non esser venuto meno agli obblighi, impostimi dal mio mandato. Da due anni ho quasi abbandonato del tutto la mia professione, con immenso mio sacrificio pecuniario: e sono vissuto quasi sempre lontano dalla mia famiglia, in Roma, non d’altro preoccupato che di soddisfare ai gravissimi obblighi del mio ufficio, soddisfacendo a tutte le richieste che mi venivano dai Comuni e dai privati del mio Collegio e dell’Isola tutta. Né credo di aver perduto il mio tempo: giacchè parmi di aver gettato il seme della buona raccolta; ma se credono costì che io possa avere virtù taumaturgiche si sbagliano a partito, perché ne io posso fare miracoli né finora ho veduto farne da qualcuno. Credo sia per giungere il momento della riparazione, ma bisogna che tutti d’accordo evidentemente lavoriamo allo scopo. Ella ha ragione quando dice che le 500 mila Lire stanziate pel Flumendosa, si sarebbero dovute spendere. Questo lamento è generale per tutta l’Isola per la non applicazione della Legge del 1897. Dieci anni senza far nulla: una vera vergogna! Ma questo passato non mi tocca… Ho adempiuto io al mio dovere di Deputato, portando a termine così felicemente una pratica difficilissima, irta di ostacoli, di quasi impossibile riuscita? Lo chiedo ancora a Lei e risponda in sua coscienza. Ma il maggior mio dispiacere è quello di non capire che chi per questo stato di cose deve risentirne maggior cordoglio, sono precisamente io che ho veduto ritardare l’attuazione di tutte le mie speranze: aver lavorato con tutte le forze, esser riuscito dove altri non lo poterono, e veder ritardata l’esecuzione dell’opera, Ella capisce, è troppo doloroso…Ho preso questa pratica appena eletto Deputato. La conseguenza dell’opera mia è stata l’affrettamento della ricostruzione di due dei ponti distrutti, quello di Tortolì e quello di Barisardo, in via di esecuzione, con l’affidamento che dopo questi, i più vicini agli abitati, si sarebbero ricostruiti gli altri. Se non lo si farà, porterò la cosa alla Camera per mezzo di un’interpellanza. Le pare che non abbia anche per questa parte fatto il dover mio? La ruralità dei fabbricati. Ricordo di aver inviato a codesto Comune una lettera del Ministro delle Finanze, in risposta alle mie sollecitazioni e alle mie proteste… Ho voluto fare molto confidentemente, dirò così uno sfogo, perché finora è stato solo da Villaputzu che è partita una parola di protesta contro l’opera mia. Anche dagli antichi miei avversari del mio collegio, mi giunge sempre incoraggiante e gradita una parola di plauso. Veggono tutti che io ho un solo scopo; quello di far bene al paese che mi ha onorato dei suoi suffragi. Non ho ambizioni politiche, né aspiro ad alcuna popolarità. Oramai so quanto valgono simili fame d’un giorno. Se avessi voluto un tale compenso, mi sarebbe stato facile averlo perché costa ben poco, vale a dire parole, null’altro che parole e sempre parole. Ma amo meglio i fatti nella loro modestia, e lavoro senza reclame e senza strombazzature. Se bastasse gridare e suonare la tromba per ottenere qualche cosa, farei anche questo. Ma l’esperienza mi insegna che v’è ben altro da fare! Io intanto proseguirò nell’opera mia, sempre costante e sereno. Qualunque sia per essere la ricompensa del mio lavoro, non mi turberò per questo. Non mi rode alcuna ambizione, e tornerei ben volentieri alla tranquillità della mia vita privata, se l’amore al mio paese non mi trattenesse dal farlo: ma il giorno che io vi tornassi o per volontà mia o per sfiducia dei miei elettori, stiano essi certi che la loro ingiustizia non mi colpirebbe, perché la coscienza mi assicura che anche allora nulla avrei da rimproverarmi perché sento che né ora né mai io verrò meno al sentimento del mio dovere. Mi onori sempre dei suoi comandi, pronto sempre ad eseguirli nell’interesse di codesto Comune. Devotissimo A. Scano”.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

:
Condividi sui social e seguici:

Tags: , ,


About the Author



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top ↑
  • Notizie più recenti

  • Seguici su Facebook

  • Commenti recenti

  • Archivi

  • Categorie