Cultura

Published on maggio 5th, 2018 | by Redazione

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MURAVERA, Su Facebook una miniera di foto antiche (e non solo) del paese

Fermare il tempo, per bloccare il suo lento ma inarrestabile cammino che tutto travolge, è stato da sempre un sogno impossibile per l’uomo. Il tempo, che determina il trascorrere degli istanti e dei secoli, che trasforma un bimbo in un vecchio, non si poteva, e probabilmente non si potrà mai, fermare. Ma l’uomo ha messo a punto un procedimento che riesce a cristallizzare in un attimo e solo in quello, un movimento, uno sguardo, uno stormir di fronda. Come se quell’attimo di vita, invece che perdersi nel cosmo infinito e misterioso, fosse catturato, riportato tra di noi e messo per sempre a disposizione di tutti.

 

Questo procedimento ha un nome che è praticamente lo stesso in tutte le lingue: fotografia, disegnare con la luce. Certo, guardando una nostra foto, specie se molto vecchia, non riusciamo immediatamente a ritrovare e a ricordare le sensazioni che avevamo in quel momento, il nostro rapporto con il mondo esterno; eppure un piccolo frammento della vita che passa rimane per sempre nelle nostre mani e nessuno ce lo potrà mai togliere!

Certo, con la tecnica digitale che ha rivoluzionato tutto, se oggi si parla di fotografia, nessuno pensa più alla camera oscura, all’ingranditore, ai bagni di sviluppo e a quel procedimento, figlio di un esoterismo settecentesco, che rubava l’immagine, la imprigionava in una emulsione gelatinosa all’interno di una macchina fotografica e, al buio, con un processo di magica alchimìa, la restituiva su un foglio di carta. Roba da dinosauri ormai estinti! Nell’era delle foto scattate con il telefonino, sono perdute per sempre quelle emozioni che provavamo nell’attesa tra la consegna del rullino e il ritiro delle foto.

Quelle stesse emozioni cui ha attinto Gabriela Fa, appassionata di foto e di computer, la quale, integrando tecnologia con fotografia, ha aperto una pagina su Facebook, chiamandola “Muravera dentro l’anima”. L’iniziativa, ha avuto un riscontro impensabile e in sei anni, sono state catalogate e caricate circa tantissime foto, alcune inviate attraverso la rete, ma in massima parte, portate a mano e passate allo scanner da Gabriela stessa, prima di essere ridate ai legittimi proprietari.

Così, grazie al contributo e alla memoria dei muraveresi, è riuscita a ricostituire uno spaccato della storia del nostro paese. E’ stato un po’ come creare una piazza virtuale, che piano piano si è riempita fino a diventare un formicolìo di gente la più diversa, che irradiava la sua umanità in un caleidoscopio di facce differenti. Ed è stato un susseguirsi di volti di giovani donne bellissime, di giovanotti fieri della loro divisa militare, di altri uomini già vecchi a cinquant’anni con i baffi cespugliosi e le facce severe, di matrimoni con gli sposi felici che avanzano sorridenti, seguiti da un corteo di paesani festanti, ma anche testimonianze di povertà radicata che urla dalle foto ingiallite, e lo fa attraverso i vestiti lisi e sformati delle giovani madri e gli interni delle case con le misere suppellettili fatte a mano. Ed ancora ragazzini senza giovinezza, già grandi a dieci anni, con le ginocchia scorticate messe in evidenza dai pantaloni corti, indossati in estate e inverno, ereditati dai fratelli più grandi assieme alle scarpe risuolate. Eppure, da quella gente fiera, due cose risaltano prepotenti: la grande dignità e gli sguardi pieni di speranza.

La partecipazione della gente è stata eccezionale, quasi una gara nel riportare alla luce quei reperti affinchè fossero consegnati alla visione di tutti. Gabriela ricorda quella vecchietta che le portò alcune vecchie foto di famiglia e si commosse fino alle lacrime, mentre gliele… raccontava! La potenza di internet ha permesso poi di arrivare a tutti i muraveresi sparsi per il mondo, i quali , guardando quelle foto ingiallite, hanno avuto l’occasione di emozionarsi e di rivedere quel paese che portano sempre “dentro l’anima”.

Un’ultima considerazione. Non pensiamo mai che, dietro ad ogni foto, c’è una persona poi dimenticata che l’ha scattata. Fotografo professionista, membro della famiglia o estraneo passante, vorrei dedicare l’ultimo pensiero a questo “artista”, all’ignoto autore che, nelle foto, ha fermato quell’attimo di eternità rubato al tempo.

Maria Cinus

(ilsarrabus.news)

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