Apertis Verbis

Published on aprile 28th, 2018 | by Redazione

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L’OPINIONE, Caso Alfie Evans, trionfo di diritti umani e civiltà o della barbarie?

Diritti umani, libertà, civiltà. Che valore hanno queste parole a poche ore dalla fine del piccolo Alfie Evans, il bambino inglese affetto da una mai chiarita malattia degenerativa?

 

Riesaminando la vicenda che ha commosso e diviso le coscienze, viene il dubbio che queste parole siano solo un paravento al nulla, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, nascondono una tragica realtà: che ci troviamo prigionieri di un sistema in cui la tecnocrazia e l’eugenetica (quell’insieme di teorie e pratiche miranti a migliorare la qualità genetica di un certo gruppo d’individui) la fanno da padroni. Un sistema che, in buona sostanza, non ha nulla da invidiare al nazismo ma che cerca di presentare la migliore immagine di sé, quella che evidenzia il valore, appunto, dei diritti umani, della libertà, della civiltà e, magari, della democrazia.

Parole di cui si è riempita la bocca, in questi giorni, riferendosi al caso del piccolo Alfie, l’intellighenzia italiana (e anche sarda), sommamente indignata per la concessione della cittadinanza italiana al bambino, un tentativo purtroppo rivelatosi inutile, di curarlo in Italia. Ecco il leit-motiv di certi discorsi, la pietra dello scandalo: è stata concessa la cittadinanza italiana ad un bambino inglese prossimo alla morte (o meglio, la cui vita non vale una cicca) mentre viene negata ai figli dei migranti. Un’ipocrisia inaccettabile per la “crema” dell’intellighenzia italica.

Uno spettacolo, quello delle parole in libera uscita di certi intellettuali, che rivelano quanto la nostra sedicente civiltà, fatta di tecnologia, consumi e apparente benessere, in realtà sia solo una civiltà di morte che emana un olezzo disguestoso che si cerca disperatamente di mascherare con il “profumo” di quelle che si rivelano soltanto dei deboli paraventi: i diritti umani.

La “civiltà” che ha mostrato il pollice verso nei confronti di Alfie, è capace di una furibonda indignazione se lo stesso trattamento ricevuto dal bambino fosse stato riservato ad un cagnolino. Si, perché ciò che è uscito dalla bocca di certi soloni è che “Alfie deve morire per il suo bene” o, come hanno sottolineato medici e magistrati britannici “per il suo migliore interesse”.

L’interesse c’è eccome in tutta questa disumanità: i bambini, come Alfie, i malati che non hanno disponibilità economiche, i più deboli ed indifesi devono morire perché costano troppo ad un sistema che ormai possiede anche i nostri corpi anche se ci illude di essere liberi.

Ecco, questa è libertà che ci regala questa “civiltà” (che ovviamente di civile non ha nulla), ecco quali sono i diritti che ogni giorno vengono sbandierati come valori, ecco come si è ridotta la democrazia: ad una scatola vuota.

Suscita un sorriso amaro pensare a chi strilla ad un possibile ritorno di ideologie come il nazismo. Il nazismo c’è già: non ha più i baffetti di Hitler, gli occhialini di Himmler o la ciccia di Goring ma ha il volto rassicurante delle bandiere arcobaleno dei diritti umani, della libertà ad ogni costo, del benessere dietro al quale si cela solo miseria morale ed intellettuale, dei vizi che diventano virtù.

La vicenda di Alfie, che ha diviso le coscienze e messo in luce la contrapposizione fra l’uomo padrone di se stesso e che cerca di esercitare il suo dominio sulla realtà e quella di un uomo che cerca di realizzare la sua umanità attraverso Dio, dovrebbe aiutarci a riflettere. Possiamo continuare a vivere sotto un simile sistema che riduce gli esseri umani a meri oggetti e misura le cose in termini di soldi e mercato? O forse converrà riprenderci la nostra dignità?

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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