Apertis Verbis

Published on gennaio 20th, 2018 | by Redazione

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L’INTERVENTO. “Troppi limiti per le Unioni dei Comuni”

Se fosse per l’opinione popolare, le Unioni dei Comuni dovrebbero funzionare per tutelare gli interessi dei territori da esse rappresentate ma purtroppo questa posizione, spesso e volentieri viene contrasta con i comportamenti degli Amministratori eletti. I motivi sono facilmente identificabili nelle ambizioni dei singoli e nelle posizioni politiche divergenti.

 

La legge regionale n. 2/2016, apprezzabile nei contenuti, non ha risolto quelle criticità importanti che hanno impedito il buon funzionamento dell’ente unico. Una prevale su tutte: la carenza di personale. Gli spostamenti dalla provincia sono avvenuti solamente verso l’area metropolitana di Cagliari come logico che fosse. Di tutto questo ora bisogna tenerne conto e avviare immediatamente una nuova fase, anche sperimentale, da identificare in modo chiaro attraverso lo strumento normativo approvato. Un buon esempio di coesione territoriale è stato realizzato dall’Alta Gallura e bassa Gallura, che primi su tutti hanno ottenuto gli ingenti finanziamenti disposti con i progetti di ambito territoriale. Altre areee hanno seguito questo buon esempio e altri progetti sono stati approvati.

Per velocizzare la spesa ora diventa assolutamente necessario dotarsi di centrale unica di committenza che deve affrontare una fase complessa e delicata di procedura per l’appalto delle opere pubbliche, considerato il numero delle opere finanziate. Settore, quello dei lavori pubblici, che potrebbe ridare fiato a una economia in Sardegna ancora in grande sofferenza per il numero di disoccupati.

Per raggiungere questo importante obiettivo mi viene naturale pensare che una parte di personale degli uffici tecnici dei comuni finanziati possano lavorare come se fossero un unico Comune che dispone per un intero territorio. La diffidenza del personale che spesso e volentieri ha ostacolato questo importante processo può essere superata incentivando economicamente coloro che danno la disponibilità per lavorare nelle Unioni dei Comuni. Le risorse contrattuali a disposizione degli EELL con i contratti integrativi possono essere utilizzate per ottenere il raggiungimento di questo importante obbiettivo.

Se la volontà politica dei singoli sindaci, a prescindere dalla posizione politica, si sintetizza in un interesse territoriale, tutto si può fare.Non deve assolutamente spaventare l’idea che i comuni che si associano sono destinati a scomparire, questo è assolutamente sbagliato. Migliorando la qualità dei servizi esistenti e creandone di nuovi, la dove fosse possibile ubicati nelle migliori posizioni territoriali per le reali esigenze, si potrebbe iniziare a combattere lo spopolamento, ormai cronicizzato, che colpisce la maggior parte dei comuni della Sardegna.

Penso a un esempio su tutti: i poli scolastici, dalle scuole primarie a quelle scolastiche secondarie di secondo grado per il problema del trasporto scolastico. Ogni comune dispone di una risorsa propria, mettendo insieme le risorse di ogni singolo ente credo che si possa ottenere un migliore servizio e senza sovrapposizioni di tratte. Deve essere garantita, inoltre, la migliore qualità didattica usufruendo anche degli ingenti finanziamenti messi a disposizione in questi anni per l’istruzione.

Dispiace vedere degli Istituti Scolastici che rinunciano ai finanziamenti per mancanza di personale amministrativo. I comuni o Scuole capofila che sono dotati di più personale devono venire in loro soccorso applicando lo stesso principio semplice che ha portato all’Unione Europea: le nazioni più ricche aiutano gli Stati più poveri. Questo principio è valido per tutti, bisogna superare gli steccati che la stessa politica ha creato e che oggi ha il dovere di abbattere.

Maria Gabriela Meloni (ex sindaco di san Vito)

(ilsarrabus.news)

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