Apertis Verbis

Published on marzo 3rd, 2018 | by Redazione

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LA LETTERA. “Cattolici, in nome del dialogo stiamo sacrificando la nostra fede”

Il “dialogo” è senza ombra di dubbio uno degli aspetti della vita di un cattolico. E’ un dovere dialogare con tutti, non c’è dubbio, ma negli ultimi tempi ho l’impressione che venga considerato in una maniera talmente distorta che rischia di portare i credenti su una strada non solo errata ma addirittura senza via d’uscita. Perché? Per la semplice ragione che il “dialogo” viene spesso inteso con una fuorviante preoccupazione per dire qualcosa che possa arrecare disturbo o che possa portare ad una dialettica, beninteso pacifica.

 

In buona sostanza i cattolici, in particolare noi che viviamo in occidente, tendono a “silenziare” le verità fondamentali della fede (quelle che salvano l’anima) pur di tentare di “dialogare” con chi ha sempre avuto come scopo sbertucciare se non distruggere la Chiesa (questa Santa, cattolica e Apostolica) e le sue verità. Certo, si deve dialogare con tutti ma è così necessario nascondere quello che si è, ovvero cattolici? Sembra quasi che si abbia vergogna di Gesù. Il punto è che lo stesso Gesù lo aveva previsto nel Vangelo, ricordando a coloro che si vergognano di lui che disconoscerà coloro che pongono in essere un simile atteggiamento.

E visto che siamo sotto elezioni vale la pena ricordare quanti partiti e quanti politici che si sono fatti scudo del cattolicesimo, abbiano di fatto rinnegato la dottrina sociale della Chiesa, in particolare in tema di famiglia e vita. Quello che sembra imperare è un “politicamente corretto” che suona tanto come ipocrita: anche qui tanti cattolici si distinguono (in male) per non opporsi adeguatamente contro teorie, come quella del “gender” che è palesente contro ciò che Dio ha voluto.

Insomma, non solo si è servi di un “pensiero unico” sempre più ammorbante ma c’è anche l’ossessione per come vanno dette le cose e come porsi con gli altri. Bisogna, a quanto pare, essere “moderati”, usare “le buone maniere”. Lo stesso Gesù non ha usato le “buone maniere” o il “policamente corretto” che piace tanto oggi quando, ad esempio, si trattò di cacciare i mercanti dal tempio o di dire le cose “pane al pane e vino al vino” contro i farisei per smascherare la loro bruttura interiore.

Insomma, questo “dialogo” portato avanti vergognandosi della propria fede, cercando di piacere alla cultura dominante sembra quasi un modo per mettersi al riparo da un martirio che certe popolazioni cristiane hanno subito e stanno subendo. Pensiamo ai primi martiri cristiani: se avessero voluto evitare il loro destino sarebbe bastato loro “dialogare”. Il loro sacrificio ha portato ad uno sviluppo della Chiesa che ha dell’incredibile. Oggi invece si “dialoga”, o per meglio dire, ci si prostra di fronte ai poteri del mondo e infatti, almeno in Occidente, la Chiesa agonizza. Pensiamoci.

Defensor fidei

(ilsarrabus.news)

 

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